Marzo è iniziato, la primavera ormai è alle porte.
Presto i fiori sbocceranno… la stagione in arrivo è la rappresentazione della forza della natura che storicamente non può essere fermata nemmeno dopo il più duro degli inverni. Simboleggia la ciclicità della vita. è metafora di rinascita, speranza e di nuovi inizi carichi di energia vitale. E di primavera si può parlare anche per il Venezuela.
Ad oggi può sembrare strano associare immagini così fiorenti a un Paese come il Venezuela… infatti non tanti sanno che tra gli anni ‘50 e ‘80 molti italiani in cerca proprio di nuove opportunità lo hanno visto come la meta perfetta. In quel periodo, infatti, era il quarto Paese più ricco al mondo per PIL pro capite, superando nazioni come la Germania e il Giappone; dopo aver scoperto il petrolio e aver trasformato la propria economia da agricola a petro-dipendente, a causa di un’impennata dei prezzi del petrolio, il Venezuela ha vissuto una fase di estrema ricchezza, soprannominata “Saudi Venezuela”.
Inoltre, dopo la caduta della dittatura di Pérez Jiménez, il periodo democratico iniziale è stato caratterizzato da bassa inflazione e un forte aumento della classe media.
Le notizie che attualmente sentiamo riguardo a questo Paese sono molto differenti, tanto che si fatica a credere a quanta prosperità lo abbia caratterizzato relativamente poco tempo fa: è naturale chiedersi cosa sia successo in seguito e come si è arrivati alla situazione degli ultimi anni.
Per rispondere a queste domande, vi proponiamo il racconto di Luisana Paola Malpica Urbina*, 25 anni, che oggi vive in Spagna ma è originaria del Venezuela e vi ha trascorso l’infanzia.
Innanzitutto le abbiamo chiesto di raccontarci di come era il Paese quando è nata e ci ha spiegato che era un luogo tranquillo, anche se il partito giustizialista era già al potere.
C’era stabilità economica, poca criminalità e tutto ciò di cui si aveva bisogno si trovava a portata di mano.
Nel 2002 ci fu lo sciopero petrolifero: molti abbandonarono il Venezuela e il Paese iniziò a destabilizzarsi, non tanto come adesso ma a detta sua si poteva quasi prevedere quello che sarebbe successo in seguito.
Poi le abbiamo chiesto: ”E’ cambiata la vita con Maduro?” e cosa avesse spinto la sua famiglia a trasferirsi.
Luisana ci ha risposto che, dal suo punto di vista, il governo di Maduro è stato sicuramente il peggiore in termini governativi. “Abbiamo sofferto molto. Il 2017 è stato forse l’anno più duro. Non riuscivamo a trovare cibo. Dovevamo fare lunghe file, a volte per giorni, per comprare 1 kg di farina, assorbenti, carta igienica e tutti i beni di prima necessità. Non avevamo i servizi essenziali come acqua, gas o elettricità. Il peggio erano le interruzioni di corrente, perché capitava di restare anche tutto il giorno senza elettricità. Per studiare all’università, era difficile trovare il modo di arrivarci e gli stipendi non erano sufficienti a pagare il biglietto dell’autobus. Oltre a ciò, abbiamo dovuto affrontare innumerevoli conversioni di valuta; non so nemmeno quante volte sia cambiata. È stato un disastro totale.
Io ho deciso di lasciare Venezuela quando, dopo aver trascorso una settimana senza elettricità, il cibo era andato a male, non c’era connessione telefonica e quindi non potevamo comunicare ai nostri parenti fuori dal Venezuela cosa stava succedendo e c’era solo un supermercato dove si poteva comprare da mangiare e caricare i cellulari che ovviamente era pieno perché era l’unico funzionante.”
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno condotto un’operazione militare a Caracas, in Venezuela, denominata “Operation Absolute Resolve”. Maduro è stato catturato e immediatamente trasferito a New York per rispondere ad accuse sul narcotraffico. L’attacco degli Stati Uniti è stato considerato illegale secondo il diritto internazionale. Allora le abbiamo domandato: “Cosa hai pensato appena hai saputo ciò che è successo il 3 gennaio di quest’anno?”
Le sue parole sono state: “Sono rimasta scioccata e ho pianto di felicità. D’altra parte, però, mi sono preoccupata, perché non avevamo idea di come si sarebbe potuta evolvere la situazione. Fino a quando non ho sentito Trump parlare dell’accaduto, non ci credevo neanche. Ero angosciata perché parte della mia famiglia è ancora lì in Venezuela e pensavo che potesse succedere loro qualcosa, temevo che il governo venezuelano potesse attaccare lo stesso popolo. Sono comunque molto felice perché, dopo tanti anni di disagi, ritorsioni, povertà, addii, abbiamo visto un po’ di luce.”
Infine abbiamo chiesto a Luisana quali speranze serba per il suo Paese di origine e ci ha risposto che è sicura che tutto si risolverà, prima o poi. “Ovviamente, non accadrà dall’oggi al domani, ma finalmente ci sono dei progressi nella direzione per cui si ha lottato tanto duramente.”
Per lei fondamentale è María Corina Machado, che ha gestito tutto questo con il sostegno internazionale (la donna è attualmente la figura principale dell’opposizione venezuelana contro il regime chavista ed è nota per essere una leader tenace e per la sua lotta di lunga data per la democrazia culminata con l’assegnazione del Premio Nobel per la pace nel 2025).
“Come ho detto prima, questa volta la speranza è più concreta, la nostra fede rimane forte e sogniamo di poter tornare un giorno, con le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri conoscenti, con tutti coloro che vorranno venire”.
Il sollievo della popolazione venezuelana nel vedere l’arresto del leader che illegalmente governava il Paese è comprensibile ma allo stesso tempo l’accaduto è spaventoso, soprattutto in seguito all’attacco a sorpresa proprio degli Stati Uniti, alleati con Israele, contro l’Iran.
Sul Corriere della Sera si può leggere questo approfondimento.
Il controllo delle catene di approvvigionamento petrolifero globali è fondamentale, in particolare quando ci sono interruzioni improvvise. Ecco perché l’attacco al Venezuela è stato “propedeutico” alla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele all’Iran. «In questo preciso scenario, un Venezuela gestito dagli Stati Uniti diventa un’ancora di salvezza economica», scrive Responsible Spacecraft, magazine online della think tank The Quincy Institute. «Gran parte delle riserve venezuelane potrebbe essere inaccessibile per ora, dato lo stato di degrado delle sue infrastrutture petrolifere, ma una nuova legge sull’estrazione e gli investimenti esteri potrebbe aumentare l’accesso per le aziende americane. Il colpo di Stato di Caracas è stato, quindi, un’assicurazione contro una guerra con Teheran».
Il Venezuela infatti possiede le più grandi riserve conosciute di oro nero al mondo, un quinto del totale: la Cina può continuare ad acquistarlo, ma ora deve farlo attraverso i nuovi mediatori statunitensi.
Nell’attuale scenario mondiale cambieranno radicalmente i rapporti di forza anche in campo energetico. «Si ritiene che gli Stati Uniti mirassero a fare pressione sulla Cina, alleato chiave dell’Iran e importante importatore di petrolio greggio iraniano, attraverso il loro attacco a sorpresa contro l’Iran», scrive il sito coreano Chosunilbo.
Tornando al tema primavera, in un periodo di equilibri delicatissimi in cui non nascono che nuovi conflitti, ci auguriamo che nel mondo “fiorisca” la pace e che il governo e il popolo venezuelano trovino la forza di collaborare per la rinascita del Paese.
*La nostra Emma l’ha conosciuta durante il suo scambio culturale in Spagna, nell’ambito dei Progetti Erasmus+ che il nostro Liceo ha attivato nel corso dell’A.S. 2025/2026.