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Autore: CAMILLA ROMANO

LE SCAM CITY

Posted on Maggio 20, 2026 by CAMILLA ROMANO

Che cosa sapete sulla Thailandia? Tutti parlano delle sue famose spiagge tropicali del Phuket e Koh Samui, dei suoi monumentali templi buddisti, degli elefanti e delle sue colorate festività, come il capodanno thailandese. O ancora, tutti la conosciamo sotto un solo nome: Bangkok, la capitale, una città vivace e variegata, scenario di diversi film. Una metropoli che offre grande varietà di esperienze e opportunità, tra cultura, tradizione, vita notturna e ristoranti in cui provare i loro piatti speziati, come il Pad Thai. 

E ora, cosa sapete invece sulle truffe? Tutti – nessuno escluso – ne hanno già sentito parlare o, magari, ne hanno sperimentata qualcuna. Si tratta di inganni messi in atto per ottenere denaro o informazioni manipolando le vittime e possono avvenire sia nella vita quotidiana sia online. Come emerge da alcuni servizi giornalistici, spesso non è il singolo individuo a svolgere queste attività, bensì gruppi organizzati che operano all’interno di strutture simili ad aziende, spesso difficili da distinguere perché si confondono tra i normali edifici della città.

Ebbene, se vi dicessi che la più grande industria di truffe si trova proprio in Thailandia? Tra le meraviglie della sua costa e delle città, infatti, al confine occidentale con il Myanmar, nascoste in una valle, sono nate, solo da qualche decennio, le “scam city”. Le Scam city- letteralmente “città-truffa”- dobbiamo immaginarle come enormi capannoni situati in zone strategiche, in cui governano la mafia cinese o milizie paramilitari, che si occupano del traffico di droga e gioco d’azzardo. Pare che i soldi incassati dalle vincite al casinò, un’usanza di voga in Oriente, siano stati investiti nella costruzione di tali fabbriche. Ogni Scam City è dotata di ogni tipo di comfort: a primo impatto, infatti, sembrano veri e propri villaggi turistici, con discoteche, ristoranti, palestre, alloggi e uffici. Esattamente, uffici in cui i giovani che vi lavorano sono spesso stati a loro volta ingannati da falsi annunci di lavoro, cadendo così nelle trappole organizzate dai gruppi criminali. Solitamente, in questi messaggi, il capo promette vitto, alloggio e volo pagato. Così, attratti dalla promessa di un affare, rispondono all’annuncio inviando i propri dati personali e, talvolta, già il giorno successivo si ritrovano su un volo per Bangkok. Molti probabilmente non sanno bene a cosa vanno incontro né in cosa consista realmente il loro lavoro, ed è proprio su questo senso di incertezza che i truffatori fanno leva. Appena scesi dall’aereo, vengono intelligentemente rapiti, senza essere visti trasportati in un furgone e portati dritti alle Scam city, dove vengono resi “schiavi da computer”. Il lavoro negli uffici è estenuante e continuo, e molto probabilmente molte delle truffe che coinvolgono l’intero globo provengono dal Myanmar. Le truffe possono assumere forme diverse: investimenti fasulli, vincite improvvise di denaro e molto altro. Tuttavia, la specializzazione del KK Park riguarda quelle romantiche, ovvero messaggi inizialmente di apprezzamento che possono essere indirizzati praticamente a chiunque nel mondo, con l’obiettivo di ingannare emotivamente la vittima. Infatti si fondano sulla base delle relazioni a distanza, nate su chat di incontri o altre app, ma con scopi tutt’altro che sinceri: prima si crea un contatto con la persona interessata, poi si instaura lentamente una quotidianità e un rapporto di fiducia. Infine arriva il colpo finale: quando il truffatore sente di avere la vittima tra le sue mani, inventa una disgrazia improvvisa per la quale richiede denaro. Molto denaro. D’altra parte, la vittima si sente quasi impotente di fronte a quella situazione e si indebita, pur di aiutare quello che pensa sia la persona amata. Ed è così, con la manipolazione psicologica, che la vittima entra in una sorta di loop dal quale è difficile uscire, rendendo complicato riconoscere le bugie, soprattutto quando il meccanismo diventa un’abitudine consolidata nel corso degli anni. 

Dall’altra però, chi svolge tali attività, non è da punire, o almeno, non per tutto. Sta eseguendo degli ordini, e se non raggiunge il numero giornaliero di truffe e soldi, viene picchiato, menato, violentato, se è fortunato, se no, rischia la prigionia per alcuni giorni. Le Scam City sono a tutti gli effetti delle città fortezza, circondate da mura e filo spinato. All’interno, si trovano imponenti strutture grigie, finestrate con tanto di terrazzi. Quelle sono le abitazioni delle persone che, dopo essere state ore e ore davanti a uno schermo, passano le loro serate, cercando una vana normalità. Oltre agli appartamenti, le Scam city offrono ai truffati (e truffatori) diverse strutture per il divertimento, come discoteche e ristoranti, per lo sport, come palestre. Luoghi che, sulla carta, ricordano la normalità, ma che in realtà fanno parte dello stesso sistema contorto e persuasorio. Naturalmente, il cuore della città sono gli uffici, bui ed enormi. Tutti i prigionieri hanno la propria postazione: un computer, una lampada, tutti i siti immaginabili di criptovalute e incontri e un orologio davanti gli occhi, per ricordare loro lo scopo delle truffe. Gli uffici sono controllati e gestiti dalla mafia cinese, comandanti e soprattutto circondati da telecamere, sempre accese. Naturalmente, i filmati (ripresi dalle videocamere) non sono passati inosservati: pur essendo top secret, i report della CNN, giornalisti locali e l’organizzazione Myanmar Witness, sono riusciti ad ottenere il consenso a tali video e immagini dall’estero che documentano i maltrattamenti, abusi e condizioni di lavoro estenuanti.

Quindi, se vi arriva un messaggio da una bella ragazza, una vincita alla lotteria, o ancora, un lavoro che vi promette miliardi, non cadete nella trappola, non siate superficiali e osservate bene.

Roma 2026: Tre giorni nella Città Eterna

Posted on Maggio 20, 2026 by CAMILLA ROMANO
Articolo di Sofia Civello e Miriam Gallesio (classe 3L Economico-Sociale)
Preparate le scarpe comode e caricate i power bank: la nostra gita a Roma sta arrivando! Non sarà la solita lezione di storia noiosa, ma un’immersione totale tra monumenti giganti, piazze da film e, ovviamente, un sacco di risate con i compagni. Ecco cosa abbiamo fatto!
📍 Day 1:
Si parte prestissimo da Mondovì (06:30, sì, è servito molto caffè!) per catapultarci a Roma Termini. Giusto il tempo di lasciare gli zaini e siamo già faccia a faccia con la leggenda: il Colosseo. Foto di rito obbligatoria, poi via a camminare tra le rovine del Foro Romano e del Palatino. La giornata si conclude con una passeggiata lungo i Fori Imperiali al tramonto e un’ottima cena al ristorante.
📍 Day 2:
Il secondo giorno è un tour de force della bellezza. Partiamo col botto verso la Fontana di Trevi, poi il Pantheon e le scalinate di Piazza di Spagna. Nel pomeriggio visitiamo Castel Sant’Angelo e conosciamo la sua storia: prima prigione, poi fortezza. Finiamo, infine, la giornata nella maestosità di Piazza San Pietro e con la visita della Basilica.
📍 Day 3:
Ultimo giorno dedicato a una zona diversa: l’EUR. Andiamo alla scoperta del Museo delle Civiltà dove abbiamo potuto conoscere molte tradizioni particolari in giro per l’Italia. Prendiamo poi il treno e siamo a Mondovì intorno alle 21:15, stanchi, ma con la galleria del telefono piena e tante storie da raccontare e risate da ricordare!

Il prezzo dell’apparenza

Posted on Marzo 11, 2026Marzo 14, 2026 by CAMILLA ROMANO

La bellezza è uno dei valori per cui l’umanità ha sempre perso la testa. 

Il desiderio di affascinare, l’ossessione per il giudizio degli altri e per l’apparenza fisica sono ambizioni capaci di farci stare bene, ma anche di ferirci profondamente come mai ci aspetteremmo. 

In nome della bellezza, l’uomo ha ucciso, rapito, rubato e perfino iniziato guerre, come la celebre e grandiosa guerra di Troia. Uno dei conflitti più grandi dell’antichità, scoppiato per la contesa di una donna: Elena, esaltata non per il suo genio o la sua gentilezza, ma per la perfezione fisica. 

Nonostante la bellezza sia da una parte così equivoca ed estremamente soggettiva, per molti ragazzi, donne, uomini e addirittura bambini è diventata una misura rigida con cui valutare il proprio valore personale.

I social alimentano questa omologazione della perfezione pubblicizzando interventi, spesso non necessari, che prima azzerano l’identità personale e poi sfociano in vere ossessioni. 

Ed è esattamente quando l’estetica prende il sopravvento sulla salute fisica e mentale, che la chirurgia smette di essere uno sfizio e rischia di diventare una prigione.

Fin dalla giovane età impariamo a confrontarci, a misurarci con corpi perfetti e volti senza difetti, dimenticando ciò che rende una persona davvero bella. Ciò che dovrebbe valorizzare la nostra autenticità, il sorriso, il colore degli occhi, la voce, ci fa invece sentire sempre inadeguati, o addirittura sbagliati. Ed è con questo pretesto che al giorno d’oggi più persone si sottopongono ad operazione mirate a migliorare il proprio stato di salute. Ma quante volte abbiamo sentito al telegiornale di interventi finiti in tragedia? Si pensi al caso della giovane Margaret Spada, morta nel novembre del 2024 per un rinofiller; oppure a Simonetta Klafus, 63 anni, (anche lei) deceduta dopo una liposuzione nel 2025; o ancora una ragazza di 14 anni morta per un intervento al seno senza consenso del padre.

Diverse sono le storie e le ambiguità dietro il mondo della chirurgia, ma ancora più contorti sono i mezzi attraverso cui essa viene pubblicizzata. Spesso e volentieri, ognuno di noi si affida ai social senza preoccuparsi di scavare a fondo nelle informazioni e perdere del tempo per la ricerca di un luogo sicuro per la nostra salute. Così, ci fidiamo di ciò che gli influencer o i commenti sotto i video dicono, ignorandone l’autenticità e la credibilità. A volte basta una parola collocata al punto giusto, uno zero in meno nei like, un dettaglio abilmente nascosto per ingannare le nostre menti. E così, ciò che dovrebbe essere una scelta consapevole rischia di trasformarsi in una decisione guidata più dall’emozione che dalla reale comprensione.

 

 

 

Come detto in precedenza, i social sono un’arma a doppio taglio: da una parte ci consentono di rimanere in contatto con amici e coetanei, di esprimerci liberamente e di sentirci parte di una comunità; dall’altra, soprattutto negli adolescenti, possono alimentare insicurezze e confronti continui. L’uso costante di filtri e immagini ritoccate, ad esempio, propongono modelli di bellezza spesso irraggiungibili, che rischiano di distorcere la percezione di sé e della realtà. In una fase delicata come l’adolescenza, in cui l’identità è ancora in costruzione, questo può portare a una diminuzione dell’autostima e a un bisogno eccessivo di approvazione esterna, misurata in like e visualizzazioni. Questo spinge gli adolescenti a superare ogni limite pur di essere ciò che gli altri vogliono che siano, adattando il proprio comportamento, e persino il proprio aspetto, alle aspettative imposte dai social.

 

Se oggi, attraverso i social, i filtri, la chirurgia estetica, sembra prevalere il desiderio di apparire diversi, in passato si sentiva l’esigenza, almeno per qualche giorno, di essere diversi. Il cambiamento poteva assumere forme e rituali simbolici, come nella “festa dei folli”, da cui deriva il nostro Carnevale.

Nel Medioevo, infatti, tali feste erano una vera e propria occasione per ribaltare i ruoli sociali: le donne diventavano uomini e viceversa, i ricchi diventavano i nuovi poveri e uno tra i fortunati popolani poteva sedere sul trono in veste di Re. Ovviamente, erano tutti rigorosamente mascherati. Mascherarsi significava abbandonare temporaneamente la propria identità sociale, assumere un ruolo provvisorio per liberarsi dalle costrizioni quotidiane della vita medievale. Ciò concedeva anche una maggiore libertà negli scherzi, parte integrante dei giochi e degli spettacoli, talvolta vissuti come una forma di rivalsa nei confronti di chi, per tutto l’anno, esercitava l’autorità o imponeva restrizioni.

Dunque il mutamento non è di per sé un concetto negativo; anzi, da sempre l’uomo ricerca il cambiamento per evolversi, migliorarsi e adattarsi al proprio tempo. Ma quando questo diventa un’ossessione per la perfezione, allora non è più uno slancio naturale verso la crescita, bensì una prigionia dentro una gabbia invisibile. Il cambiamento autentico nasce dall’accettazione dei propri limiti e dalla volontà di superarli con armonia; l’ossessione tossica, invece, nasce dalla paura di non sentirsi abbastanza agli occhi degli altri. 

 

 

 

 

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