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Solo storie?

Posted on Marzo 11, 2026Marzo 14, 2026 by EMMA PERILLO

Ognuno cambia a modo suo: le persone, gli animali, e persino le storie. Sì, anche quelle che studiamo sui banchi di scuola. Ma come avviene questo cambiamento? A che prezzo? E soprattutto: sono davvero solo storie?

                                                                                         DAI VECCHI…

Apollo e Dafne 

Roma, I secolo d.C.: Ovidio ci racconta nelle “Metamorfosi” 250 storie di divinità, semidei ed eroi alle prese con il cambiamento. Una delle più conosciute è la vicenda di Apollo e Dafne. Il dio, colpito da una freccia dorata di Eros, si innamora perdutamente della ninfa. Al contrario, Dafne è centrata con una di piombo; perciò, quando il dio cerca di possederla, lei scappa più veloce che può. 

La divinità inizia a inseguirla, cercando di rassicurarla, intimandole di fermarsi, vantandosi di non essere uno qualunque, ma il dio della medicina, della profezia, padrone di Delfi, Claro e Tenedo, di essere figlio di Zeus. 

“Ma, ahimè, non c’è erba che guarisca l’amore, e l’arte che giova a tutti non giova al suo signore!”. 

La ninfa continua a scappare e, in un ultimo disperato tentativo di fuga, prega il padre Peneo di fare in modo che il suo corpo non possa più suscitare Amore. Così il padre la trasforma in un alloro. Apollo, così, si ritrova ad abbracciare la corteccia della pianta. 

Accettando infine la trasformazione, decide di far di quell’albero il suo simbolo, emblema di gloria, vittoria e immortalità. 

                                                                                                                                                                                                                               

      La metamorfosi

                                     Franz Kafka pubblica questo racconto nel 1915. 

Un uomo si sveglia una mattina e scopre di essere diventato un enorme scarafaggio. Non urla, non si dispera, non si chiede perché. Si preoccupa, piuttosto, di fare tardi al lavoro. Gregor Samsa è un modesto commesso viaggiatore; dopo il fallimento del padre, è lui a mantenere la famiglia. Lavora senza sosta, viaggia continuamente, rinuncia a tutto: una vita  fatta di orari, doveri, responsabilità. Non ha spazio per sé. 

La sua metamorfosi in scarafaggio appare quasi come la naturale conseguenza di un’esistenza già disumana … in fondo, insetto si è sempre sentito. 

La famiglia passa presto dal turbamento al fastidio. In questa casa piccolo-borghese contano più le apparenze e  il giudizio degli altri che i legami familiari, quindi Gregor, che eran indispensabile finchè era produttivo, ora è un peso e una vergogna: viene chiuso nella sua stanza, nascosto agli sguardi, nutrito  con avanzi. Da quel momento Gregor si lascia andare. Si trascina sempre più debolmente, fino a morire in silenzio. 

In famiglia non c’è lutto, ma sollievo. L’incubo è finito.

                                                                                   

    …AI NUOVI

Il signore degli anelli

Se chiedessero a un qualsiasi fan della saga fantasy di scegliere un personaggio dell’opera di J.R.R. Tolkien, risponderebbe Frodo, Gandalf, Legolas… Oggi, però, non siamo qui per parlare di loro. Gollum è il nostro soggetto. 

Come narra Gandalf nella storia, in origine era un semplice hobbit come tanti chiamato Smeagol … prima che tutto avesse inizio. Un giorno col cugino Deagol trovò l’Unico Anello e, per impadronirsene, arrivò ad uccidere lo stesso cugino. Il suo “Tesoro” lo rendeva invisibile e, cacciato dalla sua gente, finì per andare in cerca dell’oscurità nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Lì iniziò a vivere come un primitivo, mangiando animaletti e piccoli troll; perse quasi tutti i capelli, diventò così magro da vedergli le ossa del torace, emarginato da tutto e da tutti. La solitudine lo accompagna per circa 500 anni, ossessionato dal suo tesoro tanto da parlarci come se fosse un’altra persona. Anche per il resto del racconto, persino quando sarà la guida di Frodo e Sam a  Mordor, la metamorfosi che ha subito sarà permanente e la sua condizione terminerà solo con la morte.  Fino ad allora, vivrà un conflitto tra Gollum, avido,  e Smeagol, di natura umana. 

                                                                                                                                             

      Il diario di Bridget Jones

Con il celebre romanzo di Helen Fielding facciamo un viaggio a Londra,  negli anni ’90. Bridget Jones ha trent’anni (e rotti), un lavoro nell’editoria, un numero imprecisato di sigarette fumate e calorie ingerite, e una certezza: la sua vita sentimentale è un disastro. La storia prende forma attraverso le pagine del diario personale della protagonista, che annota con precisione quasi ossessiva peso, unità alcoliche e buoni propositi, ovviamente non rispettati. Qui seguiamo le sue disastrose vicende di lavoro, le relazioni familiari con la madre e il padre che attraversano diversi problemi di coppia, e i drammi della sua vita “incasinata” . Al centro due figure maschili; una è Daniel Cleaver, l’affascinante capo con cui vive un flirt pericoloso dove la stessa Bridget cerca di cambiare per piacergli;  l’altra è Mark Darcy, avvocato serio e dall’apparenza rigido, ma che l’accetta “così com’è”.

La vicenda di Bridget Jones non è solo una commedia romantica, ma un’immagine di tutte quelle donne e quelle ragazze che inseguono un amore idealizzato, finto, e cercano di cambiare per esso. 

 

Alla fine tutto cambia, dalle semplici storie a noi, nonostante le trasformazioni siano tutte diverse: in Dafne, salvezza a un destino che non si vuole; forma di evasione in Gregor, che paga con la vita, ma smette di essere schiavo di un sistema che lo aveva già logorato; per Gollum conseguenza di azioni scelte nonostante il loro pericolo; tentativo di piacere a qualcuno per Bridget. E, forse, è proprio lei a ricordarci le nostre storie. 

Categoria: Articoli speciali

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