Che cosa sapete sulla Thailandia? Tutti parlano delle sue famose spiagge tropicali del Phuket e Koh Samui, dei suoi monumentali templi buddisti, degli elefanti e delle sue colorate festività, come il capodanno thailandese. O ancora, tutti la conosciamo sotto un solo nome: Bangkok, la capitale, una città vivace e variegata, scenario di diversi film. Una metropoli che offre grande varietà di esperienze e opportunità, tra cultura, tradizione, vita notturna e ristoranti in cui provare i loro piatti speziati, come il Pad Thai.
E ora, cosa sapete invece sulle truffe? Tutti – nessuno escluso – ne hanno già sentito parlare o, magari, ne hanno sperimentata qualcuna. Si tratta di inganni messi in atto per ottenere denaro o informazioni manipolando le vittime e possono avvenire sia nella vita quotidiana sia online. Come emerge da alcuni servizi giornalistici, spesso non è il singolo individuo a svolgere queste attività, bensì gruppi organizzati che operano all’interno di strutture simili ad aziende, spesso difficili da distinguere perché si confondono tra i normali edifici della città.
Ebbene, se vi dicessi che la più grande industria di truffe si trova proprio in Thailandia? Tra le meraviglie della sua costa e delle città, infatti, al confine occidentale con il Myanmar, nascoste in una valle, sono nate, solo da qualche decennio, le “scam city”. Le Scam city- letteralmente “città-truffa”- dobbiamo immaginarle come enormi capannoni situati in zone strategiche, in cui governano la mafia cinese o milizie paramilitari, che si occupano del traffico di droga e gioco d’azzardo. Pare che i soldi incassati dalle vincite al casinò, un’usanza di voga in Oriente, siano stati investiti nella costruzione di tali fabbriche. Ogni Scam City è dotata di ogni tipo di comfort: a primo impatto, infatti, sembrano veri e propri villaggi turistici, con discoteche, ristoranti, palestre, alloggi e uffici. Esattamente, uffici in cui i giovani che vi lavorano sono spesso stati a loro volta ingannati da falsi annunci di lavoro, cadendo così nelle trappole organizzate dai gruppi criminali. Solitamente, in questi messaggi, il capo promette vitto, alloggio e volo pagato. Così, attratti dalla promessa di un affare, rispondono all’annuncio inviando i propri dati personali e, talvolta, già il giorno successivo si ritrovano su un volo per Bangkok. Molti probabilmente non sanno bene a cosa vanno incontro né in cosa consista realmente il loro lavoro, ed è proprio su questo senso di incertezza che i truffatori fanno leva. Appena scesi dall’aereo, vengono intelligentemente rapiti, senza essere visti trasportati in un furgone e portati dritti alle Scam city, dove vengono resi “schiavi da computer”. Il lavoro negli uffici è estenuante e continuo, e molto probabilmente molte delle truffe che coinvolgono l’intero globo provengono dal Myanmar. Le truffe possono assumere forme diverse: investimenti fasulli, vincite improvvise di denaro e molto altro. Tuttavia, la specializzazione del KK Park riguarda quelle romantiche, ovvero messaggi inizialmente di apprezzamento che possono essere indirizzati praticamente a chiunque nel mondo, con l’obiettivo di ingannare emotivamente la vittima. Infatti si fondano sulla base delle relazioni a distanza, nate su chat di incontri o altre app, ma con scopi tutt’altro che sinceri: prima si crea un contatto con la persona interessata, poi si instaura lentamente una quotidianità e un rapporto di fiducia. Infine arriva il colpo finale: quando il truffatore sente di avere la vittima tra le sue mani, inventa una disgrazia improvvisa per la quale richiede denaro. Molto denaro. D’altra parte, la vittima si sente quasi impotente di fronte a quella situazione e si indebita, pur di aiutare quello che pensa sia la persona amata. Ed è così, con la manipolazione psicologica, che la vittima entra in una sorta di loop dal quale è difficile uscire, rendendo complicato riconoscere le bugie, soprattutto quando il meccanismo diventa un’abitudine consolidata nel corso degli anni.

Dall’altra però, chi svolge tali attività, non è da punire, o almeno, non per tutto. Sta eseguendo degli ordini, e se non raggiunge il numero giornaliero di truffe e soldi, viene picchiato, menato, violentato, se è fortunato, se no, rischia la prigionia per alcuni giorni. Le Scam City sono a tutti gli effetti delle città fortezza, circondate da mura e filo spinato. All’interno, si trovano imponenti strutture grigie, finestrate con tanto di terrazzi. Quelle sono le abitazioni delle persone che, dopo essere state ore e ore davanti a uno schermo, passano le loro serate, cercando una vana normalità. Oltre agli appartamenti, le Scam city offrono ai truffati (e truffatori) diverse strutture per il divertimento, come discoteche e ristoranti, per lo sport, come palestre. Luoghi che, sulla carta, ricordano la normalità, ma che in realtà fanno parte dello stesso sistema contorto e persuasorio. Naturalmente, il cuore della città sono gli uffici, bui ed enormi. Tutti i prigionieri hanno la propria postazione: un computer, una lampada, tutti i siti immaginabili di criptovalute e incontri e un orologio davanti gli occhi, per ricordare loro lo scopo delle truffe. Gli uffici sono controllati e gestiti dalla mafia cinese, comandanti e soprattutto circondati da telecamere, sempre accese. Naturalmente, i filmati (ripresi dalle videocamere) non sono passati inosservati: pur essendo top secret, i report della CNN, giornalisti locali e l’organizzazione Myanmar Witness, sono riusciti ad ottenere il consenso a tali video e immagini dall’estero che documentano i maltrattamenti, abusi e condizioni di lavoro estenuanti.
Quindi, se vi arriva un messaggio da una bella ragazza, una vincita alla lotteria, o ancora, un lavoro che vi promette miliardi, non cadete nella trappola, non siate superficiali e osservate bene.