Occhio alla testa in Puerto Rico, a Carnevale.
Anche in Puerto Rico si celebra il carnevale, e nelle città di Loiza e Ponce possiamo trovare maschere molto singolari. Si tratta dei Vejigantes, personaggi colorati, caratteristici, simpatici ma anche un po’ inquietanti, ispirati a pipistrelli e mostri tipici del folklore africo-taìno. Il nome (parola creata dalla fusione di “vejiga”, vescica, e “gigante”, gigante) deriva dalla tradizione puramente portoricana di gonfiare vesciche di vacca e usarle come mazze soffici per menare allegramente i propri compaesani durante le festività, il con addosso la tipica maschera.
Cambiare look in un batter d’occhio? A Sichuan vi è il segreto!
Nella provincia cinese del Sichuan, nel ‘700, è nato uno stile di teatro rinomato in tutta la Cina. Una caratteristica chiave di esso è il Bian Lian, letteralmente: cambio di faccia. Questa antica arte, la cui tecnica è tramandata di padre in figlio e tenuta rinchiusa nei circoli più importanti del teatro orientale, permette agli attori, che tradizionalmente portano maschere per rappresentare stati d’animo e caratteristiche dei personaggi, di cambiare maschere con una velocità sorprendente, in modo tale che al pubblico pare che sia stata la maschera stessa a cambiare e non la mano dell’esperto a muoversi.
Maschere Veneziane: tradizione, colore e transvestiti.
Le maschere veneziane: l’essenza della tradizione carnevalesca italiana, ma non tutti conoscono bene le vere ragioni dietro alle varie maschere e le loro singolari storie. Qui ci concentriamo però su una storia abbastanza inusuale: quella della Gnaga. Gnaga in veneto significa “Gatta” e il nome della maschera deriva appunto dalle sue fattezze feline. Il costume era abbastanza facile da realizzare: bastava mettersi dei tipicissimi vestiti da donna del tempo. La peculiarità? Solo gli uomini prendevano questo aspetto. Mettendosi la maschera della Gnaga gli uomini dovevano atteggiarsi da donna del popolo, invertendo i ruoli di genere tanto prevalenti nella società del tempo, intercalando i loro discorsi estremizzati e di registro basso con miagolii e suoni striduli da gatto.
I therians: cosa sono? Perché fanno quello che fanno?
C’è la probabilità che alcuni di voi abbiano già visto un therian: di cosa sto parlando? Sono quei ragazzi e quelle ragazze che a volte si possono trovare nei parchi con maschere da animale anche dopo Carnevale, a girare a quattro zampe, a volte emettendo anche suoni bestiali e imitando a pieno il comportamento della loro maschera. Quale potrebbe mai essere il motivo di un tale comportamento? La sottocultura Therian si basa su un misto di passione per racconti sul tema dei lupi mannari (infatti le prime tracce del movimento le possiamo trovare su un forum di lettori di horror nel 1993) e di tradizioni sciamane e spiritualistiche, che includevano la teriantropia (la trasformazione di uomini in animali) nei loro riti fondamentali. Essi infatti considerano il proprio teriotipo, il nome ufficiale dell’animale il quale comportamento e aspetto intendono imitare, una parte importante di loro e del loro spirito, alcuni la definiscono una simbiosi, altri una possessione, altri una vera e propria dissociazione fra anima e corpo: è l’animale ad abitare dentro di loro, non il contrario.
