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Categoria: Cultura e attualità

Problemi degli esploratori

Posted on Maggio 20, 2026 by MATTEO SOMA'

Illustrazione di Matteo Somà.

Elia e Sofia, la storia continua

Posted on Marzo 14, 2026 by Paolo Giacosa

Come finirà la storia fra Sofia ed Elia? Così se l’è immaginato Carlotta Roà di IS.

 

Quando si scontrarono e il loro sguardo si incrociò per la prima volta, Sofia capì subito di voler conoscere meglio Elia, un ragazzo dagli occhi azzurri come il mare, molto alto e con biondi capelli mossi, che risplendevano alla luce del sole, e piccole lentiggini che gli ricoprivano il naso e le guance.

A prima vista non sembrava un tipo a cui piaceva scrivere nel giornalino scolastico, sembrava più uno  sportivo a cui piacciono il rischio e la fatica.

“Oh mio Dio! Scusami tanto!” disse Elia interrompendo tutti i pensieri di Sofia.

“Non ti preoccupare” disse lei con voce dolce e un po’ imbarazzata.

Il ragazzo portava dei jeans baggy neri e una felpa Ralph Lauren blu con il logo rosso, era vestito molto bene e questo stupì Sofia.

La ragazza continuò il suo percorso verso l’aula di chimica dove era diretta, ma la voce di Elia la fermò: “Comunque non mi sono presentato! Sono Elia!” disse con voce squillante e decisa.

“Io sono Sofia!” rispose lei.

Il ragazzo continuò: “Sembri una ragazza molto decisa e determinata! In questi giorni ti ho osservata attentamente e secondo me potresti essere perfetta per aiutarmi a scrivere il giornalino scolastico!”.

Sofia ne rimase sorpresa.

Aveva il cuore a mille.

Non riusciva a credere che Elia, il ragazzo più attraente della scuola, quello che avrebbe voluto che scrivesse un articolo su di lei quando sarebbe diventata un’ostacolista molto forte e famosa le avesse appena offerto di aiutarlo a scrivere nel giornalino.

“Certo, va bene!” rispose lei.

“Perfetto! Allora, se ti va, potresti darmi il tuo numero, così nel pomeriggio ti scrivo i giorni e gli orari in cui ci possiamo trovare!”.

Tirarono fuori i cellulari e si scambiarono i numeri.

“Allora ti scrivo dopo!” concluse lui dirigendosi in fretta verso la classe, essendo in ritardo a causa dell’incontro con quella ragazza in cui aveva trovato qualcosa di curioso.

Sofia lo salutò facendo segno con la mano e tornò in aula ripensando a tutto quello che si erano detti e capendo che poteva essere l’inizio del suo sogno, che con un po’ di tempo e di sforzi sarebbe potuta diventare molto forte.

Era felice, anzi, felicissima.

Nel pomeriggio, tornata a casa, Sofia vide comparire la notifica di Elia.

Iniziarono a scriversi e non parlarono solamente degli orari della redazione, ma di altre mille cose.

Stava nascendo qualcosa di speciale, che nel tempo si trasformò in un legame molto forte.

Nelle settimane successive i due scrissero molti articoli che ebbero grande successo: i sogni di entrambi sembravano diventare realtà.

Sofia infatti stava migliorando sempre di più con il suo sport e, aiutando Elia a scrivere, diventò anche un’ottima giornalista; Elia invece ottenne di entrare in una scuola molto prestigiosa di giornalismo e iniziò ad allenarsi con Sofia nel salto ad ostacoli, diventando un discreto ostacolista.

 

Molti anni dopo…

Successivamente i due finirono per innamorarsi follemente e non ci volle molto prima della celebrazione del matrimonio.

Sofia diventò molto famosa come aveva sempre voluto e Elia scrisse tantissimi articoli sulla sua amata, nonché sua musa, e fu anche grazie a lui se sua moglie diventò così conosciuta.

 

La storia di due ragazzi conosciutisi per caso, come Elia e Sofia, ci fa capire come nella vita si possano trovare molte persone che ti ostacoleranno la strada e tante, al contrario, che ti aiuteranno a realizzare un sogno; perché la vita è piena di ostacoli, ma se ognuno di noi accetta l’aiuto degli altri i sogni si possono avverare.

Il Gioco d’Azzardo: quando il divertimento diventa un rischio

Posted on Marzo 11, 2026 by MIRIAM GALLESIO

Avete presente quelle pubblicità colorate di slot, app di scommesse o Gratta e Vinci? Sembrano facili, divertenti, magari una sfida tra amici. Ma dietro le luci e i suoni c’è un mondo molto più complesso di quanto sembri. Il gioco d’azzardo è qualsiasi cosa in cui metti soldi (o oggetti di valore) puntando sull’esito di qualcosa di incerto. Che sia una scommessa sportiva, il poker o un Gratta e Vinci, c’è una regola matematica chiara: il banco ha sempre il vantaggio. In parole semplici, il gioco è fatto perché, alla lunga, chi organizza vince sempre.
Non è solo una questione di soldi. Giocare può colpire il cervello in modi insidiosi: ogni giocata stimola la dopamina, la “sostanza del piacere”, e la sensazione di quasi-vincere può diventare irresistibile. Molti pensano di poter battere la fortuna con metodi, schemi o statistiche, ma la realtà è che la fortuna non si impara. Quando il gioco diventa ossessione, si rischia di trascurare studio, amici e sport. In Italia il gioco d’azzardo è vietato ai minori di 18 anni: il cervello degli adolescenti è più vulnerabile e la dipendenza può arrivare prima di quanto pensiamo.
Il gioco deve rimanere svago senza rischi. Quando entrano soldi e speranza di guadagni facili, smette di essere gioco e diventa una trappola. In Italia, nel 2024, il settore del gioco d’azzardo ha fatturato circa 19 miliardi di euro, e la maggior parte di questi soldi proviene da slot, casinò online e scommesse sportive. In parole semplici, il gioco è fatto perché, alla lunga, chi organizza vince sempre.
In Italia:
1 giovane su 5 tra i 15 e i 19 anni ha provato almeno una volta il gioco d’azzardo online;




2-3 ragazzi su 100 sviluppano una vera e propria dipendenza;




7% dei giovani tra 18 e 24 anni gioca regolarmente e rischia di avere problemi economici o psicologici;


Circa il 40% dei giocatori problematici dichiara che il gioco ha causato conflitti familiari o litigi;


1 su 3 segnala cali di rendimento scolastico o universitario.




Molti pensano di poter battere la fortuna con metodi, schemi o statistiche, ma la realtà è che la fortuna non si impara. Quando il gioco diventa ossessione, le conseguenze possono essere serie: isolamento dagli amici, ansia costante, depressione, problemi finanziari e familiari. Nei casi più gravi, alcuni ragazzi arrivano a chiedere prestiti o a indebitarsi per continuare a giocare. Quando entrano soldi e speranza di guadagni facili, smette di essere gioco e diventa una trappola. Punta su te stesso, non sul caso. Il tuo futuro vale più di una giocata.

 

di Miriam Gallesio e Sofia Civello

Disegni di Matteo Somà

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Una Poesia di Natale

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Nel silenzio bianco di una notte chiara,

il Natale cammina a passi felpati,

si ferma negli occhi dei bambini,

dove la magia non sembra mai avere fine.

 

Ridono come campanelli d’argento,

con mani fredde e cuori caldi,

aspettando un sogno sotto l’albero,

avvolto in carta e luce,

con la speranza legata;

da un fiocchetto rosso acceso.

 

Le loro voci riempiono le case,

più forti di ogni inverno,

e anche il mondo più stanco

si ferma ad ascoltare:

le risate dei bambini,

e il Natale che sembra tornare a brillare.

 

Civello Sofia 22/11/25

Neve artificiale: perché il consumismo non disseta il cuore

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

C’è un rumore effimero di frivola gioia che si sente nelle case non appena arriva Natale. Non si tratta del suono dei campanelli o delle canzoni natalizie che si sentono alla radio, ma del rumore della carta regalo che viene scartata. Questo rumore copre tutto il resto: il freddo pungente che fa venire il gelo alle guance, i dolci momenti che viviamo con i nostri cari e anche il momento di riflessione che a volte sarebbe giusto concederci.

Siamo figli di una generazione che corre. Corriamo verso l’ultimo modello di smartphone, verso il maglione più colorato, verso pacchetti infiocchettati che promettono una felicità che dura quanto il tempo di scartarli. 

Sembra che il Natale sia diventato una gara di velocità senza fine: chi spende di più, chi accumula più oggetti, chi accende più luci. Ma in questa corsa all’oro, a volte ci dovremmo chiedere: cosa stiamo cercando davvero sotto l’albero? Forse, tra le pagine di un libro che abbiamo amato o tra le pagine del libro del nostro cuore, abbiamo imparato che le parole hanno un peso, piu di qualsiasi altra cosa. E la parola “Natale” dovrebbe pesare di più di un sacchetto di plastica.

​Il consumismo è come una neve artificiale: bellissima da vedere, ma che non disseta la terra e si scioglie subito. Forse ci riempiamo le mani di oggetti per non sentire il vuoto di un abbraccio che manca, o per nascondere la paura di restare un attimo in silenzio a chiederci come stiamo. Invece, il Natale più vero è quello “analogico”. È il calore di una tazza di tè in compagnia, è lo sguardo di un nonno che racconta la stessa storia per la decima volta, è quel momento di pace in cui ci accorgiamo che il regalo più prezioso non è quello che compriamo, ma il tempo che decidiamo di spendere con qualcuno.

In questo Natale da liceali, tra una versione e l’altra, proviamo a fare una rivoluzione gentile. Non smettiamo di farci i regali, perché è bello dare e ricevere, ma proviamo anche a scartare anche ciò che dietro l’immediata visione dei nostri occhi danneggia sia l’ambiente che le persone che producono i nostri regali che riceviamo. Cerchiamo di guardare oltre la vetrina luccicante e di trovare la poesia nelle piccole cose, come un messaggio scritto a mano, una passeggiata al freddo, il coraggio di dire “ti voglio bene” senza bisogno di un’etichetta col prezzo.

​Perché alla fine, quando le luci si spegneranno e la carta regalo sarà diventata solo un mucchio di colori nel cestino, resterà solo quello che abbiamo saputo dare col cuore. E quella è l’unica cosa che non passa mai di moda.

Sara Manuello

Oltre le luci del Natale

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Il countdown al Natale è iniziato: già si sente nell’aria il profumo del pan di zenzero, il fruscio della carta da regalo, il luccichio delle luci intermittenti e l’illusione di un giorno magico. Dopotutto, a Natale si è tutti più buoni, vero? Oh forse, è solo un modo ipocrita di credere di esserlo?

Natale è il periodo per eccellenza della bontà e dei pensieri positivi. La tradizione che è rinvenuta a noi- dai Saturnalia degli antichi Romani alla celebrazione del Sol invictus di età imperiale- porta con sé il senso di rinascita, famiglia e comunità. Oggi, quasi come fosse un obbligo, il giorno di Natale ci costringe a vedere parenti che per tutto l’anno nessuno si ricorda di avere. Per non parlare dei doni e dei mille biglietti di auguri che, anno dopo anno, invadono i cassetti di ogni casa. Per molti, quindi, le feste sono la celebrazione della presenza- dei famigliari, degli affetti, dei ricordi- mentre per altri possono rivelarsi periodi estremamente cupi e tristi. Questo fenomeno, conosciuto sotto il nome di Christmas Blues, è più diffuso di quanto si possa pensare. Per tanti il Natale assume una duplice  forma: da una parte ci si sente coccolati da quell’atmosfera magica, dall’altra chi sa di non poterlo vivere come nelle pubblicità, e finisce per logorarsi dall’invidia o dalla delusione. Secondo la statistica della “Federazione nazionale degli ordini dei biologi”, il 23% della popolazione italiana dai 18 ai 75 anni soffre d’ansia sotto le feste. Tale malessere colpisce soprattutto uomini di mezza età  e anziani over 60.  La depressione natalizia, a differenza di altri “malumori stagionali”, è strettamente legata alla sfera emotiva e familiare che è in primo piano nei periodi festivi. Spesso infatti, legata a questa tristezza, c’è la perdita o la lontananza da una persona cara, l’indisponibilità economica e la famosa pressione natalizia. Ebbene sì, proprio la pressione natalizia. Sembra contraddittorio, dato che il Natale per eccellenza celebra la liberazione dalle preoccupazioni e dalle ansie, eppure sempre più animi sono scombussolati dal suo arrivo. Un po’ come quando devi andare dal dentista: più la data si avvicina, più l’ansia sembra travolgerti. Sotto le feste c’è quasi l’obbligo di essere allegri: il Natale è infatti associato al “dover essere felici” o all’unità della famiglia, oltre al “dover apparire al meglio”. Sono tutte queste condizioni a incidere sul malessere psicologico dell’individuo, sviluppando, come detto in precedenza, forte ansia e inadeguatezza. Ma concentriamoci ora sull’ultimo punto: “dover apparire al meglio”- per cosa? A Natale bisogna essere gentili, buoni, ma nessuno si è mai chiesto perché? Se dietro questo buonismo popolare, ci siano delle ragioni oppure è solo superficialità? 

Domande alle quali gli studi hanno cercato di dare una spiegazione. Ad esempio: perché Natale è proprio il 25? Nessuno sa il giorno esatto in cui Gesù è venuto al mondo, neanche nei Vangeli essa viene citata. Magari è proprio per la scelta di quel giorno che siamo arrivati alla più famosa citazione popolare “a Natale tutti più buoni”. Per capirlo, dobbiamo immedesimarci in un cittadino romano del 274 d.C. In quell’anno l’imperatore Aureliano ideò un nuovo modo di festeggiare il solstizio d’inverno: il Sol Invictus, una celebrazione dedicata al Sole invitto che, proprio il 25 dicembre, faceva rinascere i suoi raggi e segnava il ritorno della “luce” dopo mesi di buio.
Grazie alla letteratura, sappiamo che la luce, spiritualmente e simbolicamente, rappresenta la ragione, la purezza, la rinascita, il bene… A questa festa, però, se ne intrecciava un’altra ancora più antica: Saturnalia (I/II d.C.). È proprio da qui che deriva il rito dello scambio dei regali. I Saturnali celebravano il dio Saturno, associato all’Età dell’Oro, un’epoca mitica di pace, gioia, bontà e prosperità. 

La Chiesa scelse poi il 25 Dicembre come data della nascita di Gesù – e quindi del Natale – perché, con una storia così radicata e spirituale, risultava perfetta.
Può dunque essere nato proprio da qui il “buonismo natalizio”: dall’incrocio tra la bontà dell’Età dell’Oro e la rinascita del bene legata al solstizio d’inverno. 

Certo è che chiunque abbia diffuso questo messaggio, ha contribuito a tramandare nei secoli un’idea precisa: questo periodo richiama l’essere umano a riscoprire la sua parte più autentica, quella che ci differenzia dall’essere bestie. Ritornare ad amare, rispettare il prossimo, vivere in serenità, quella serenità che troppo spesso è messa alla prova dai doveri della vita, e fare in modo che questa condizione ci sia sempre, non solo il 25. 

 

Camilla Romano

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