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Mese: Marzo 2026

Mutamenti

Posted on Marzo 25, 2026 by Paolo Giacosa

Illustrazione di Margherita Bavaresco.

 

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Editoriale 2/2026

Posted on Marzo 14, 2026Marzo 20, 2026 by Paolo Giacosa

Dalle primordiali tracce di vita in acqua, agli animali dell’Età della Pietra, fino all’uomo che compie i suoi primi passi: l’evoluzione e il cambiamento rappresentano l’avanzare continuo della vita e dell’umanità.
E la maschera è l’elemento principe del cambiamento: è uno degli oggetti culturali più antichi e più presenti nelle culture del mondo. Ogni popolazione ha una sua festività o tradizione che include l’indossare maschere o il cambiare aspetto per rappresentare un ideale, un simbolo o un personaggio leggendario o comico.

Per non parlare delle implicazioni artistiche: il teatro, il cinema – ad esempio – si basano sul mettere una maschera, letteralmente o allegoricamente. 

Il cambiamento, però, non è costituito solo da maschere e costumi, ma appartiene all’intero pianeta. Dalla visione macroscopica dell’assetto politico mondiale estremamente mutevole, ai recenti sviluppi nella scienza, nella tecnologia e nell’informatica. Arrivando fino alla nostra realtà, quella del “Vasco Beccaria Govone”, con nuovi progetti, la notizia sempre più prossima del trasloco nel Polo Scientifico e le news sulle materie d’esame (un’evoluzione decisamente shockante!). 

 

Come di consueto, la Redazione di Errore di Stampa vi augura una piacevole lettura (con un sito tutto nuovo: così rimaniamo in tema novità).

Ci risentiamo al prossimo numero!

 

La Redazione di EdS

Prospettive sul caso Maduro

Posted on Marzo 14, 2026 by EMMA CASASSA

Marzo è iniziato, la primavera ormai è alle porte.

Presto i fiori sbocceranno… la stagione in arrivo è la rappresentazione della forza della natura che storicamente non può essere fermata nemmeno dopo il più duro degli inverni. Simboleggia la ciclicità della vita. è metafora di rinascita, speranza e di nuovi inizi carichi di energia vitale.  E di primavera si può parlare anche per il Venezuela.

Ad oggi può sembrare strano associare immagini così fiorenti a un Paese come il Venezuela… infatti non tanti sanno che tra gli anni ‘50 e ‘80 molti italiani in cerca proprio di nuove opportunità lo hanno visto come la meta perfetta. In quel periodo, infatti, era il quarto Paese più ricco al mondo per PIL pro capite, superando nazioni come la Germania e il Giappone; dopo aver scoperto il petrolio e aver trasformato la propria economia da agricola a petro-dipendente, a causa di un’impennata dei prezzi del petrolio, il Venezuela ha vissuto una fase di estrema ricchezza, soprannominata “Saudi Venezuela”.

Inoltre, dopo la caduta della dittatura di Pérez Jiménez, il periodo democratico iniziale è stato caratterizzato da bassa inflazione e un forte aumento della classe media.

Le notizie che attualmente sentiamo riguardo a questo Paese sono molto differenti, tanto che si fatica a credere a quanta prosperità lo abbia caratterizzato relativamente poco tempo fa: è naturale chiedersi cosa sia successo in seguito e come si è arrivati alla situazione degli ultimi anni.

 

 

Per rispondere a queste domande, vi proponiamo il racconto di Luisana Paola Malpica Urbina*, 25 anni, che oggi vive in Spagna ma è originaria del Venezuela e vi ha trascorso l’infanzia.

Innanzitutto le abbiamo chiesto di raccontarci di come era il Paese quando è nata e ci ha spiegato che era un luogo tranquillo, anche se il partito giustizialista era già al potere.

C’era stabilità economica, poca criminalità e tutto ciò di cui si aveva bisogno si trovava a portata di mano.

Nel 2002 ci fu lo sciopero petrolifero: molti abbandonarono il Venezuela e il Paese iniziò a destabilizzarsi, non tanto come adesso ma a detta sua si poteva quasi prevedere quello che sarebbe successo in seguito. 

Poi le abbiamo chiesto: ”E’ cambiata la vita con Maduro?” e cosa avesse spinto la sua famiglia a trasferirsi. 

Luisana ci ha risposto che, dal suo punto di vista, il governo di Maduro è stato sicuramente il peggiore in termini governativi. “Abbiamo sofferto molto. Il 2017 è stato forse l’anno più duro. Non riuscivamo a trovare cibo. Dovevamo fare lunghe file, a volte per giorni, per comprare 1 kg di farina, assorbenti, carta igienica e tutti i beni di prima necessità. Non avevamo i servizi essenziali come acqua, gas o elettricità. Il peggio erano le interruzioni di corrente, perché capitava di restare anche tutto il giorno senza elettricità. Per studiare all’università, era difficile trovare il modo di arrivarci e gli stipendi non erano sufficienti a pagare il biglietto dell’autobus. Oltre a ciò, abbiamo dovuto affrontare innumerevoli conversioni di valuta; non so nemmeno quante volte sia cambiata. È stato un disastro totale.

Io ho deciso di lasciare Venezuela quando, dopo aver trascorso una settimana senza elettricità, il cibo era andato a male, non c’era connessione telefonica e quindi non potevamo comunicare ai nostri parenti fuori dal Venezuela cosa stava succedendo e c’era solo un supermercato dove si poteva comprare da mangiare e caricare i cellulari che ovviamente era pieno perché era l’unico funzionante.”

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, le forze speciali statunitensi hanno condotto un’operazione militare a Caracas, in Venezuela, denominata “Operation Absolute Resolve”. Maduro è stato catturato e immediatamente trasferito a New York per rispondere ad accuse sul narcotraffico. L’attacco degli Stati Uniti è stato considerato illegale secondo il diritto internazionale. Allora le abbiamo domandato: “Cosa hai pensato appena hai saputo ciò che è successo il 3 gennaio di quest’anno?”

Le sue parole sono state: “Sono rimasta scioccata e ho pianto di felicità. D’altra parte, però, mi sono preoccupata, perché non avevamo idea di come si sarebbe potuta evolvere la situazione. Fino a quando non ho sentito Trump parlare dell’accaduto, non ci credevo neanche. Ero angosciata perché parte della mia famiglia è ancora lì in Venezuela e pensavo che potesse succedere loro qualcosa, temevo che il governo venezuelano potesse attaccare lo stesso popolo. Sono comunque molto felice perché, dopo tanti anni di disagi, ritorsioni, povertà, addii, abbiamo visto un po’ di luce.” 

Infine abbiamo chiesto a Luisana quali speranze serba per il suo Paese di origine e ci ha risposto che è sicura che tutto si risolverà, prima o poi. “Ovviamente, non accadrà dall’oggi al domani, ma finalmente ci sono dei progressi nella direzione per cui si ha lottato tanto duramente.” 

Per lei fondamentale è María Corina Machado, che ha gestito tutto questo con il sostegno internazionale (la donna è attualmente la figura principale dell’opposizione venezuelana contro il regime chavista ed è nota per essere una leader tenace e per la sua lotta di lunga data per la democrazia culminata con l’assegnazione del Premio Nobel per la pace nel 2025).

“Come ho detto prima, questa volta la speranza è più concreta, la nostra fede rimane forte e sogniamo di poter tornare un giorno, con le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri conoscenti, con tutti coloro che vorranno venire”.

Il sollievo della popolazione venezuelana nel vedere l’arresto del leader che illegalmente governava il Paese è comprensibile ma allo stesso tempo l’accaduto è spaventoso, soprattutto in seguito all’attacco a sorpresa proprio degli Stati Uniti, alleati con Israele, contro l’Iran.

Sul Corriere della Sera si può leggere questo approfondimento.

Il controllo delle catene di approvvigionamento petrolifero globali è fondamentale, in particolare quando ci sono interruzioni improvvise. Ecco perché l’attacco al Venezuela è stato “propedeutico” alla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele all’Iran. «In questo preciso scenario, un Venezuela gestito dagli Stati Uniti diventa un’ancora di salvezza economica», scrive Responsible Spacecraft, magazine online della think tank The Quincy Institute. «Gran parte delle riserve venezuelane potrebbe essere inaccessibile per ora, dato lo stato di degrado delle sue infrastrutture petrolifere, ma una nuova legge sull’estrazione e gli investimenti esteri potrebbe aumentare l’accesso per le aziende americane. Il colpo di Stato di Caracas è stato, quindi, un’assicurazione contro una guerra con Teheran».

Il Venezuela infatti possiede le più grandi riserve conosciute di oro nero al mondo, un quinto del totale: la Cina può continuare ad acquistarlo, ma ora deve farlo attraverso i nuovi mediatori statunitensi. 

Nell’attuale scenario mondiale cambieranno radicalmente i rapporti di forza anche in campo energetico. «Si ritiene che gli Stati Uniti mirassero a fare pressione sulla Cina, alleato chiave dell’Iran e importante importatore di petrolio greggio iraniano, attraverso il loro attacco a sorpresa contro l’Iran», scrive il sito coreano Chosunilbo.

 

Tornando al tema primavera, in un periodo di equilibri delicatissimi in cui non nascono che nuovi conflitti, ci auguriamo che nel mondo “fiorisca” la pace e che il governo e il popolo venezuelano trovino la forza di collaborare per la rinascita del Paese.

 

 

*La nostra Emma l’ha conosciuta durante il suo scambio culturale in Spagna, nell’ambito dei Progetti Erasmus+ che il nostro Liceo ha attivato nel corso dell’A.S. 2025/2026.

Elia e Sofia, la storia continua

Posted on Marzo 14, 2026 by Paolo Giacosa

Come finirà la storia fra Sofia ed Elia? Così se l’è immaginato Carlotta Roà di IS.

 

Quando si scontrarono e il loro sguardo si incrociò per la prima volta, Sofia capì subito di voler conoscere meglio Elia, un ragazzo dagli occhi azzurri come il mare, molto alto e con biondi capelli mossi, che risplendevano alla luce del sole, e piccole lentiggini che gli ricoprivano il naso e le guance.

A prima vista non sembrava un tipo a cui piaceva scrivere nel giornalino scolastico, sembrava più uno  sportivo a cui piacciono il rischio e la fatica.

“Oh mio Dio! Scusami tanto!” disse Elia interrompendo tutti i pensieri di Sofia.

“Non ti preoccupare” disse lei con voce dolce e un po’ imbarazzata.

Il ragazzo portava dei jeans baggy neri e una felpa Ralph Lauren blu con il logo rosso, era vestito molto bene e questo stupì Sofia.

La ragazza continuò il suo percorso verso l’aula di chimica dove era diretta, ma la voce di Elia la fermò: “Comunque non mi sono presentato! Sono Elia!” disse con voce squillante e decisa.

“Io sono Sofia!” rispose lei.

Il ragazzo continuò: “Sembri una ragazza molto decisa e determinata! In questi giorni ti ho osservata attentamente e secondo me potresti essere perfetta per aiutarmi a scrivere il giornalino scolastico!”.

Sofia ne rimase sorpresa.

Aveva il cuore a mille.

Non riusciva a credere che Elia, il ragazzo più attraente della scuola, quello che avrebbe voluto che scrivesse un articolo su di lei quando sarebbe diventata un’ostacolista molto forte e famosa le avesse appena offerto di aiutarlo a scrivere nel giornalino.

“Certo, va bene!” rispose lei.

“Perfetto! Allora, se ti va, potresti darmi il tuo numero, così nel pomeriggio ti scrivo i giorni e gli orari in cui ci possiamo trovare!”.

Tirarono fuori i cellulari e si scambiarono i numeri.

“Allora ti scrivo dopo!” concluse lui dirigendosi in fretta verso la classe, essendo in ritardo a causa dell’incontro con quella ragazza in cui aveva trovato qualcosa di curioso.

Sofia lo salutò facendo segno con la mano e tornò in aula ripensando a tutto quello che si erano detti e capendo che poteva essere l’inizio del suo sogno, che con un po’ di tempo e di sforzi sarebbe potuta diventare molto forte.

Era felice, anzi, felicissima.

Nel pomeriggio, tornata a casa, Sofia vide comparire la notifica di Elia.

Iniziarono a scriversi e non parlarono solamente degli orari della redazione, ma di altre mille cose.

Stava nascendo qualcosa di speciale, che nel tempo si trasformò in un legame molto forte.

Nelle settimane successive i due scrissero molti articoli che ebbero grande successo: i sogni di entrambi sembravano diventare realtà.

Sofia infatti stava migliorando sempre di più con il suo sport e, aiutando Elia a scrivere, diventò anche un’ottima giornalista; Elia invece ottenne di entrare in una scuola molto prestigiosa di giornalismo e iniziò ad allenarsi con Sofia nel salto ad ostacoli, diventando un discreto ostacolista.

 

Molti anni dopo…

Successivamente i due finirono per innamorarsi follemente e non ci volle molto prima della celebrazione del matrimonio.

Sofia diventò molto famosa come aveva sempre voluto e Elia scrisse tantissimi articoli sulla sua amata, nonché sua musa, e fu anche grazie a lui se sua moglie diventò così conosciuta.

 

La storia di due ragazzi conosciutisi per caso, come Elia e Sofia, ci fa capire come nella vita si possano trovare molte persone che ti ostacoleranno la strada e tante, al contrario, che ti aiuteranno a realizzare un sogno; perché la vita è piena di ostacoli, ma se ognuno di noi accetta l’aiuto degli altri i sogni si possono avverare.

Il Castoro a Carnevale

Posted on Marzo 14, 2026 by EVGENY VASILENKO

Occhio alla testa in Puerto Rico, a Carnevale.

Anche in Puerto Rico si celebra il carnevale, e nelle città di Loiza e Ponce possiamo trovare maschere molto singolari. Si tratta dei Vejigantes, personaggi colorati, caratteristici, simpatici ma anche un po’ inquietanti, ispirati a pipistrelli e mostri tipici del folklore africo-taìno. Il nome (parola creata dalla fusione di “vejiga”, vescica, e “gigante”, gigante) deriva dalla tradizione puramente portoricana di gonfiare vesciche di vacca e usarle come mazze soffici per menare allegramente i propri compaesani durante le festività, il con addosso la tipica maschera.

 

Cambiare look in un batter d’occhio? A Sichuan vi è il segreto!

Nella provincia cinese del Sichuan, nel ‘700, è nato uno stile di teatro rinomato in tutta la Cina. Una caratteristica chiave di esso è il Bian Lian, letteralmente: cambio di faccia. Questa antica arte, la cui tecnica è tramandata di padre in figlio e tenuta rinchiusa nei circoli più importanti del teatro orientale, permette agli attori, che tradizionalmente portano maschere per rappresentare stati d’animo e caratteristiche dei personaggi, di cambiare maschere con una velocità sorprendente, in modo tale che al pubblico pare che sia stata la maschera stessa a cambiare e non la mano dell’esperto a muoversi.

 

Maschere Veneziane: tradizione, colore e transvestiti.

Le maschere veneziane: l’essenza della tradizione carnevalesca italiana, ma non tutti conoscono bene le vere ragioni dietro alle varie maschere e le loro singolari storie. Qui ci concentriamo però su una storia abbastanza inusuale: quella della Gnaga. Gnaga in veneto significa “Gatta” e il nome della maschera deriva appunto dalle sue fattezze feline. Il costume era abbastanza facile da realizzare: bastava mettersi dei tipicissimi vestiti da donna del tempo. La peculiarità? Solo gli uomini prendevano questo aspetto. Mettendosi la maschera della Gnaga gli uomini dovevano atteggiarsi da donna del popolo, invertendo i ruoli di genere tanto prevalenti nella società del tempo, intercalando i loro discorsi estremizzati e di registro basso con miagolii e suoni striduli da gatto.

 

I therians: cosa sono? Perché fanno quello che fanno?

C’è la probabilità che alcuni di voi abbiano già visto un therian: di cosa sto parlando? Sono quei ragazzi e quelle ragazze che a volte si possono trovare nei parchi con maschere da animale anche dopo Carnevale, a girare a quattro zampe, a volte emettendo anche suoni bestiali e imitando a pieno il comportamento della loro maschera. Quale potrebbe mai essere il motivo di un tale comportamento? La sottocultura Therian si basa su un misto di passione per racconti sul tema dei lupi mannari (infatti le prime tracce del movimento le possiamo trovare su un forum di lettori di horror nel 1993) e di tradizioni sciamane e spiritualistiche, che includevano la teriantropia (la trasformazione di uomini in animali) nei loro riti fondamentali. Essi infatti considerano il proprio teriotipo, il nome ufficiale dell’animale il quale comportamento e aspetto intendono imitare, una parte importante di loro e del loro spirito, alcuni la definiscono una simbiosi, altri una possessione, altri una vera e propria dissociazione fra anima e corpo: è l’animale ad abitare dentro di loro, non il contrario.

 

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IL PICCIONE RECENSORE: Cambiamento e Mutamento

Posted on Marzo 14, 2026 by Margherita BAVARESCO

Scommettiamo: non avete mai letto la recensione di un gioco da tavolo. E invece in questa rubrica troverete questo e molto altro, tutto collegato da un tema diverso ogni numero. Questa volta verrà trattato il tema del cambiamento o mutamento, tema dalle molte sfaccettature che ognuno di noi può interpretare a modo suo e che può essere applicato su persone come su l’ambiente che ci circondo. Perciò tra passaggi tra una stagione all’altra, personaggi dall’aspetto particolare, e magari un po’ di magia, spero che troviate ispirazione per nuove letture e passatempi.

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-LIBRO: 

•Il Castello Errante di Howl•

Autore: Diana Wynne Jones

Anno di pubblicazione: 1986 (edizione italiana 2005)

Genere: romanzo 

Trama: Primo libro di una trilogia, tratta della vicenda della giovane Sophie nel regno Ignary, mondo simile al nostro. In questo mondo, dove essere il primogenito di fratelli è considerata una sfortuna, la diciottene Sophie, dopo la morte del padre, prende le redini del negozio di cappelli del padre. La ragazza ha una vita e routine relativamente normale e piuttosto monotona: lavoro e famiglia, ora composta solo dalla matrigna Fanny e dalle due sorelle minori Lettie e Martha, trovando novità nei pettegolezzi delle clienti.

Però uno dei pettegolezzi più di tendenza narra dell’avvistamenti di un castello mobile sulle alture della città e del suo proprietario, il mago Howl, dalla pessima fama che si diletti a divorare i cuori delle belle ragazze. 

In questo libro che ha ispirato l’omonimo film animato, tra le vicende riguardo la presenza di magia dominata da maghi come Mr. Suliman e Mrs. Pentstemmon, l’intervento di maledizioni, segreti e la comparsa di esseri particolari, la vita della giovane  Sophie cambierà dopo l’irruzione in questa del mago Howl, portando ad un percorso di scoperta e cambiamento, anche affrontando ostacoli quali la terribile strega delle lande.

 

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-FUMETTO:

 

Autore e disegni: Haruko Ichikawa

Anno di pubblicazione: 2012 (edizione italiana 2020)

Casa editrice: J-Pop

Genere: seinen

Volumi: 13

Trama: Land of the Lustrous (宝石の国 – Houseki no Kuni)

In un futuro remoto, dove non sembrerebbero più essere tracce dell’umanità, la Terra è popolata da esseri immortali dalle sembianze umane, ma fatti di gemme. Tra loro c’è Phosphophyllite, detta Phos, gemma giovane fragile, inesperta e alla quale non sono riusciti ancora a trovare un compito. Però questo popolo viene periodicamente attaccato dai Lunari – misteriose entità provenienti dalla Luna – con l’obiettivo di accaparrarsi il corpo delle gemme e trasformarle in ornamenti, e Phos, come la maggior parte delle altre gemme, vorrebbe prendere parte alle battaglie contro questi, portando così avanti la sua disperata ricerca di uno scopo (la cui colpa spesso associa alla sua fragilità).

La sua ricerca di senso, dunque, erratamente, diventa il cuore pulsante della serie: ogni perdita di frammenti, – frammenti fisici che per le gemme implicano memoria e personalità – ogni frattura del corpo, trasforma Phos in qualcuno di diverso, più forte, forse, ma che implica lo smarrimento di ciò che era e quello che effettivamente desiderava.

Attraverso una trama, dall’inizio relativamente semplice, la storia si evolve in qualcosa di sempre più scuro, andando così a pari passo con l’ormai inevitabile cambiamento di Phos, che poco a poco perde tutto ciò che rendeva quella giovane gemma tale, così affrontando il tema del cambiamento, che non sempre va in meglio o in peggio, ma che è pur sempre necessario .

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-VIDEOGIOCO: 

Data di uscita: 9 febbraio 2016

Sviluppo: Coldwood Interactive 

Pubblicazione: Electronic Arts (sotto EA Originals)

Piattaforme: Microsoft Windows (PC), PlayStation 4, Xbox One

Genere: Rompicapo e avventura

Trama: In Unravel il giocatore gioca nei panni del piccolo Yarny, un piccolo essere fatto da un filo di lana rossa. Nei suoi panni, in questo gioco senza dialoghi, sarai spettatore di una storia emozionante e strettamente caratterizzata e incentrata sui legami affettivi e ricordi.

Avanzerai nella storia creando nodi (nonché legami) con il filo di cui sei fatto, slanciandoti da un ramo all’altro, ed evitando l’acqua che tanto ti dà fastidio. Il filo non è solo un meccanismo di gioco, ma un vero e proprio simbolo per i legami che tengono unita una famiglia, nonostante i cambiamenti continui della vita.

Questo gioco, soprattutto nel secondo numero della serie, passando da una stagione all’altra e vari ambienti urbani e naturali, attraverso le particolari meccaniche di gioco, assicura un fantastico momento di gioco, con un tocco di nostalgia, accompagnato da una colonna sonora a dir poco fantastica. 

 

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-GIOCO DA TAVOLO

•Photosynthesis•

Autore: Hjalmar Hach

Illustrazioni: Sabrina Miramon 

Età: 10+

Numero di giocatori: 2-4

 

Photosynthesis è un gestionale astratto che rende la crescita degli alberi in una sfida strategica serrata basandosi sul meccanismo evolutivo degli alberi, la fotosintesi. Al centro del gioco c’è la luce del sole, risorsa da amministrare con attenzione mentre gli alberi più alti proiettano ombra su quelli avversari. Regole semplici, interazione elevata e forte pianificazione rendono il titolo dall’elegante nome e apparenza molto competitivo competitivo, apprezzato soprattutto da chi predilige controllo e strategia pura. 

Cambiamento

Posted on Marzo 11, 2026 by MATTEO SOMA'

Il Gioco d’Azzardo: quando il divertimento diventa un rischio

Posted on Marzo 11, 2026 by MIRIAM GALLESIO

Avete presente quelle pubblicità colorate di slot, app di scommesse o Gratta e Vinci? Sembrano facili, divertenti, magari una sfida tra amici. Ma dietro le luci e i suoni c’è un mondo molto più complesso di quanto sembri. Il gioco d’azzardo è qualsiasi cosa in cui metti soldi (o oggetti di valore) puntando sull’esito di qualcosa di incerto. Che sia una scommessa sportiva, il poker o un Gratta e Vinci, c’è una regola matematica chiara: il banco ha sempre il vantaggio. In parole semplici, il gioco è fatto perché, alla lunga, chi organizza vince sempre.
Non è solo una questione di soldi. Giocare può colpire il cervello in modi insidiosi: ogni giocata stimola la dopamina, la “sostanza del piacere”, e la sensazione di quasi-vincere può diventare irresistibile. Molti pensano di poter battere la fortuna con metodi, schemi o statistiche, ma la realtà è che la fortuna non si impara. Quando il gioco diventa ossessione, si rischia di trascurare studio, amici e sport. In Italia il gioco d’azzardo è vietato ai minori di 18 anni: il cervello degli adolescenti è più vulnerabile e la dipendenza può arrivare prima di quanto pensiamo.
Il gioco deve rimanere svago senza rischi. Quando entrano soldi e speranza di guadagni facili, smette di essere gioco e diventa una trappola. In Italia, nel 2024, il settore del gioco d’azzardo ha fatturato circa 19 miliardi di euro, e la maggior parte di questi soldi proviene da slot, casinò online e scommesse sportive. In parole semplici, il gioco è fatto perché, alla lunga, chi organizza vince sempre.
In Italia:
1 giovane su 5 tra i 15 e i 19 anni ha provato almeno una volta il gioco d’azzardo online;




2-3 ragazzi su 100 sviluppano una vera e propria dipendenza;




7% dei giovani tra 18 e 24 anni gioca regolarmente e rischia di avere problemi economici o psicologici;


Circa il 40% dei giocatori problematici dichiara che il gioco ha causato conflitti familiari o litigi;


1 su 3 segnala cali di rendimento scolastico o universitario.




Molti pensano di poter battere la fortuna con metodi, schemi o statistiche, ma la realtà è che la fortuna non si impara. Quando il gioco diventa ossessione, le conseguenze possono essere serie: isolamento dagli amici, ansia costante, depressione, problemi finanziari e familiari. Nei casi più gravi, alcuni ragazzi arrivano a chiedere prestiti o a indebitarsi per continuare a giocare. Quando entrano soldi e speranza di guadagni facili, smette di essere gioco e diventa una trappola. Punta su te stesso, non sul caso. Il tuo futuro vale più di una giocata.

 

di Miriam Gallesio e Sofia Civello

Il prezzo dell’apparenza

Posted on Marzo 11, 2026Marzo 14, 2026 by CAMILLA ROMANO

La bellezza è uno dei valori per cui l’umanità ha sempre perso la testa. 

Il desiderio di affascinare, l’ossessione per il giudizio degli altri e per l’apparenza fisica sono ambizioni capaci di farci stare bene, ma anche di ferirci profondamente come mai ci aspetteremmo. 

In nome della bellezza, l’uomo ha ucciso, rapito, rubato e perfino iniziato guerre, come la celebre e grandiosa guerra di Troia. Uno dei conflitti più grandi dell’antichità, scoppiato per la contesa di una donna: Elena, esaltata non per il suo genio o la sua gentilezza, ma per la perfezione fisica. 

Nonostante la bellezza sia da una parte così equivoca ed estremamente soggettiva, per molti ragazzi, donne, uomini e addirittura bambini è diventata una misura rigida con cui valutare il proprio valore personale.

I social alimentano questa omologazione della perfezione pubblicizzando interventi, spesso non necessari, che prima azzerano l’identità personale e poi sfociano in vere ossessioni. 

Ed è esattamente quando l’estetica prende il sopravvento sulla salute fisica e mentale, che la chirurgia smette di essere uno sfizio e rischia di diventare una prigione.

Fin dalla giovane età impariamo a confrontarci, a misurarci con corpi perfetti e volti senza difetti, dimenticando ciò che rende una persona davvero bella. Ciò che dovrebbe valorizzare la nostra autenticità, il sorriso, il colore degli occhi, la voce, ci fa invece sentire sempre inadeguati, o addirittura sbagliati. Ed è con questo pretesto che al giorno d’oggi più persone si sottopongono ad operazione mirate a migliorare il proprio stato di salute. Ma quante volte abbiamo sentito al telegiornale di interventi finiti in tragedia? Si pensi al caso della giovane Margaret Spada, morta nel novembre del 2024 per un rinofiller; oppure a Simonetta Klafus, 63 anni, (anche lei) deceduta dopo una liposuzione nel 2025; o ancora una ragazza di 14 anni morta per un intervento al seno senza consenso del padre.

Diverse sono le storie e le ambiguità dietro il mondo della chirurgia, ma ancora più contorti sono i mezzi attraverso cui essa viene pubblicizzata. Spesso e volentieri, ognuno di noi si affida ai social senza preoccuparsi di scavare a fondo nelle informazioni e perdere del tempo per la ricerca di un luogo sicuro per la nostra salute. Così, ci fidiamo di ciò che gli influencer o i commenti sotto i video dicono, ignorandone l’autenticità e la credibilità. A volte basta una parola collocata al punto giusto, uno zero in meno nei like, un dettaglio abilmente nascosto per ingannare le nostre menti. E così, ciò che dovrebbe essere una scelta consapevole rischia di trasformarsi in una decisione guidata più dall’emozione che dalla reale comprensione.

 

 

 

Come detto in precedenza, i social sono un’arma a doppio taglio: da una parte ci consentono di rimanere in contatto con amici e coetanei, di esprimerci liberamente e di sentirci parte di una comunità; dall’altra, soprattutto negli adolescenti, possono alimentare insicurezze e confronti continui. L’uso costante di filtri e immagini ritoccate, ad esempio, propongono modelli di bellezza spesso irraggiungibili, che rischiano di distorcere la percezione di sé e della realtà. In una fase delicata come l’adolescenza, in cui l’identità è ancora in costruzione, questo può portare a una diminuzione dell’autostima e a un bisogno eccessivo di approvazione esterna, misurata in like e visualizzazioni. Questo spinge gli adolescenti a superare ogni limite pur di essere ciò che gli altri vogliono che siano, adattando il proprio comportamento, e persino il proprio aspetto, alle aspettative imposte dai social.

 

Se oggi, attraverso i social, i filtri, la chirurgia estetica, sembra prevalere il desiderio di apparire diversi, in passato si sentiva l’esigenza, almeno per qualche giorno, di essere diversi. Il cambiamento poteva assumere forme e rituali simbolici, come nella “festa dei folli”, da cui deriva il nostro Carnevale.

Nel Medioevo, infatti, tali feste erano una vera e propria occasione per ribaltare i ruoli sociali: le donne diventavano uomini e viceversa, i ricchi diventavano i nuovi poveri e uno tra i fortunati popolani poteva sedere sul trono in veste di Re. Ovviamente, erano tutti rigorosamente mascherati. Mascherarsi significava abbandonare temporaneamente la propria identità sociale, assumere un ruolo provvisorio per liberarsi dalle costrizioni quotidiane della vita medievale. Ciò concedeva anche una maggiore libertà negli scherzi, parte integrante dei giochi e degli spettacoli, talvolta vissuti come una forma di rivalsa nei confronti di chi, per tutto l’anno, esercitava l’autorità o imponeva restrizioni.

Dunque il mutamento non è di per sé un concetto negativo; anzi, da sempre l’uomo ricerca il cambiamento per evolversi, migliorarsi e adattarsi al proprio tempo. Ma quando questo diventa un’ossessione per la perfezione, allora non è più uno slancio naturale verso la crescita, bensì una prigionia dentro una gabbia invisibile. Il cambiamento autentico nasce dall’accettazione dei propri limiti e dalla volontà di superarli con armonia; l’ossessione tossica, invece, nasce dalla paura di non sentirsi abbastanza agli occhi degli altri. 

 

 

 

 

Solo storie?

Posted on Marzo 11, 2026Marzo 14, 2026 by EMMA PERILLO

Ognuno cambia a modo suo: le persone, gli animali, e persino le storie. Sì, anche quelle che studiamo sui banchi di scuola. Ma come avviene questo cambiamento? A che prezzo? E soprattutto: sono davvero solo storie?

                                                                                         DAI VECCHI…

Apollo e Dafne 

Roma, I secolo d.C.: Ovidio ci racconta nelle “Metamorfosi” 250 storie di divinità, semidei ed eroi alle prese con il cambiamento. Una delle più conosciute è la vicenda di Apollo e Dafne. Il dio, colpito da una freccia dorata di Eros, si innamora perdutamente della ninfa. Al contrario, Dafne è centrata con una di piombo; perciò, quando il dio cerca di possederla, lei scappa più veloce che può. 

La divinità inizia a inseguirla, cercando di rassicurarla, intimandole di fermarsi, vantandosi di non essere uno qualunque, ma il dio della medicina, della profezia, padrone di Delfi, Claro e Tenedo, di essere figlio di Zeus. 

“Ma, ahimè, non c’è erba che guarisca l’amore, e l’arte che giova a tutti non giova al suo signore!”. 

La ninfa continua a scappare e, in un ultimo disperato tentativo di fuga, prega il padre Peneo di fare in modo che il suo corpo non possa più suscitare Amore. Così il padre la trasforma in un alloro. Apollo, così, si ritrova ad abbracciare la corteccia della pianta. 

Accettando infine la trasformazione, decide di far di quell’albero il suo simbolo, emblema di gloria, vittoria e immortalità. 

                                                                                                                                                                                                                               

      La metamorfosi

                                     Franz Kafka pubblica questo racconto nel 1915. 

Un uomo si sveglia una mattina e scopre di essere diventato un enorme scarafaggio. Non urla, non si dispera, non si chiede perché. Si preoccupa, piuttosto, di fare tardi al lavoro. Gregor Samsa è un modesto commesso viaggiatore; dopo il fallimento del padre, è lui a mantenere la famiglia. Lavora senza sosta, viaggia continuamente, rinuncia a tutto: una vita  fatta di orari, doveri, responsabilità. Non ha spazio per sé. 

La sua metamorfosi in scarafaggio appare quasi come la naturale conseguenza di un’esistenza già disumana … in fondo, insetto si è sempre sentito. 

La famiglia passa presto dal turbamento al fastidio. In questa casa piccolo-borghese contano più le apparenze e  il giudizio degli altri che i legami familiari, quindi Gregor, che eran indispensabile finchè era produttivo, ora è un peso e una vergogna: viene chiuso nella sua stanza, nascosto agli sguardi, nutrito  con avanzi. Da quel momento Gregor si lascia andare. Si trascina sempre più debolmente, fino a morire in silenzio. 

In famiglia non c’è lutto, ma sollievo. L’incubo è finito.

                                                                                   

    …AI NUOVI

Il signore degli anelli

Se chiedessero a un qualsiasi fan della saga fantasy di scegliere un personaggio dell’opera di J.R.R. Tolkien, risponderebbe Frodo, Gandalf, Legolas… Oggi, però, non siamo qui per parlare di loro. Gollum è il nostro soggetto. 

Come narra Gandalf nella storia, in origine era un semplice hobbit come tanti chiamato Smeagol … prima che tutto avesse inizio. Un giorno col cugino Deagol trovò l’Unico Anello e, per impadronirsene, arrivò ad uccidere lo stesso cugino. Il suo “Tesoro” lo rendeva invisibile e, cacciato dalla sua gente, finì per andare in cerca dell’oscurità nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Lì iniziò a vivere come un primitivo, mangiando animaletti e piccoli troll; perse quasi tutti i capelli, diventò così magro da vedergli le ossa del torace, emarginato da tutto e da tutti. La solitudine lo accompagna per circa 500 anni, ossessionato dal suo tesoro tanto da parlarci come se fosse un’altra persona. Anche per il resto del racconto, persino quando sarà la guida di Frodo e Sam a  Mordor, la metamorfosi che ha subito sarà permanente e la sua condizione terminerà solo con la morte.  Fino ad allora, vivrà un conflitto tra Gollum, avido,  e Smeagol, di natura umana. 

                                                                                                                                             

      Il diario di Bridget Jones

Con il celebre romanzo di Helen Fielding facciamo un viaggio a Londra,  negli anni ’90. Bridget Jones ha trent’anni (e rotti), un lavoro nell’editoria, un numero imprecisato di sigarette fumate e calorie ingerite, e una certezza: la sua vita sentimentale è un disastro. La storia prende forma attraverso le pagine del diario personale della protagonista, che annota con precisione quasi ossessiva peso, unità alcoliche e buoni propositi, ovviamente non rispettati. Qui seguiamo le sue disastrose vicende di lavoro, le relazioni familiari con la madre e il padre che attraversano diversi problemi di coppia, e i drammi della sua vita “incasinata” . Al centro due figure maschili; una è Daniel Cleaver, l’affascinante capo con cui vive un flirt pericoloso dove la stessa Bridget cerca di cambiare per piacergli;  l’altra è Mark Darcy, avvocato serio e dall’apparenza rigido, ma che l’accetta “così com’è”.

La vicenda di Bridget Jones non è solo una commedia romantica, ma un’immagine di tutte quelle donne e quelle ragazze che inseguono un amore idealizzato, finto, e cercano di cambiare per esso. 

 

Alla fine tutto cambia, dalle semplici storie a noi, nonostante le trasformazioni siano tutte diverse: in Dafne, salvezza a un destino che non si vuole; forma di evasione in Gregor, che paga con la vita, ma smette di essere schiavo di un sistema che lo aveva già logorato; per Gollum conseguenza di azioni scelte nonostante il loro pericolo; tentativo di piacere a qualcuno per Bridget. E, forse, è proprio lei a ricordarci le nostre storie. 

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