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Autore: Paolo Giacosa

Ricardo Villar, dalle favelas al calcio dilettantistico Ligure

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Ricardo Rodriguez Villar è nato e cresciuto nelle favelas di San Salvador de Jujuy, in Argentina. Centrocampista offensivo di grande talento, esordisce nel calcio professionistico a soli 17 anni con la maglia del Cesena, nel 2006.

Nel 2009 viene chiamato in Serie A dall’Udinese, ma per mancanza di spazio in rosa viene girato in prestito al Como. Dopo sei mesi si trasferisce alla Cremonese, dove lascia subito il segno con cinque reti. Torna quindi nuovamente all’Udinese, prima di intraprendere un lungo viaggio calcistico che lo porta a cambiare continente.

Dal 2011 al 2021 gioca in Cile, militando in numerose squadre sudamericane come San Luis, Central Norte, Sarmiento de Resistencia, Douglas Haig, Chaco for Ever, Union Sunchales e Gimnasia y Tiro. In dieci anni in Sudamerica colleziona venti reti.

Nel 2023 rientra in Italia, vestendo le maglie di Toma Maglie, di Novoli e infine del Millesimo. Proprio con il club giallorosso si consacra: nella stagione 2023-24 è capocannoniere del girone di Prima Categoria Ligure con venti gol.

Nel 2024-25 conferma il suo straordinario momento di forma, vincendo di nuovo la classifica marcatori stavolta in Promozione con 23 gol. In questa stagione, la terza consecutiva al Millesimo, ha già timbrato il cartellino con un gol su rigore contro la Genova Calcio.

Un percorso fatto di sacrificio, talento e riscatto, che fa di Ricardo Rodriguez Villar una vera icona del calcio dilettantistico.

   Di Dragos Tanase

Quando hai giocato all’Udinese, Como, Triestina, Cesena. Visti i tanti allenamenti e le partite, sei mai riuscito a festeggiare il Natale in Argentina?

Sono riuscito a festeggiare il Natale diverse volte in Argentina perché l’Udinese o il Cesena mi pagavano il biglietto aereo per tornare là e quindi partivo dopo l’ultima partita e tornavo il primo Gennaio, quindi riuscivo ad andare una settimana in Argentina e ritornare per gli allenamenti.

Hai mai pensato di mentire al tuo allenatore per saltare gli allenamenti e festeggiare il Natale con la tua famiglia? 

Non ho mai pensato di mentire all’allenatore perché comunque sempre si viene sempre a sapere, inoltre poi dal viaggio lungo si sarebbe capito. Essendo anche un professionista è corretto chiedere l’autorizzazione.

Ti è mai venuto in mente di smettere di giocare nella fase professionistica calcistica per dedicare il tempo alla tua famiglia? 

Sì, ho dovuto per scelta nel 2022: ho pensato alla salute di mia suocera che era malata e quindi ho lasciato da parte il calcio e siamo ritornati nella mia città in Argentina. Lì ho ripreso il calcio ma ho poi deciso di smettere fino a quando le cose non sarebbero andate bene.

Ora che hai 36 anni giochi con il Millesimo e siete saliti tu e la tua squadra dalla Prima Categoria all’Eccellenza negli ultimi tre anni. Come regalo di Natale vorresti la promozione in Serie D? 

No, come regalo di Natale non posso chiedere quello perché per quello bisogna lavorare; posso chiedere salute fisica per poter allenarmi al massimo e per aiutare la squadra.

Disegni di Matteo Somà

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Una Poesia di Natale

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Nel silenzio bianco di una notte chiara,

il Natale cammina a passi felpati,

si ferma negli occhi dei bambini,

dove la magia non sembra mai avere fine.

 

Ridono come campanelli d’argento,

con mani fredde e cuori caldi,

aspettando un sogno sotto l’albero,

avvolto in carta e luce,

con la speranza legata;

da un fiocchetto rosso acceso.

 

Le loro voci riempiono le case,

più forti di ogni inverno,

e anche il mondo più stanco

si ferma ad ascoltare:

le risate dei bambini,

e il Natale che sembra tornare a brillare.

 

Civello Sofia 22/11/25

Neve artificiale: perché il consumismo non disseta il cuore

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

C’è un rumore effimero di frivola gioia che si sente nelle case non appena arriva Natale. Non si tratta del suono dei campanelli o delle canzoni natalizie che si sentono alla radio, ma del rumore della carta regalo che viene scartata. Questo rumore copre tutto il resto: il freddo pungente che fa venire il gelo alle guance, i dolci momenti che viviamo con i nostri cari e anche il momento di riflessione che a volte sarebbe giusto concederci.

Siamo figli di una generazione che corre. Corriamo verso l’ultimo modello di smartphone, verso il maglione più colorato, verso pacchetti infiocchettati che promettono una felicità che dura quanto il tempo di scartarli. 

Sembra che il Natale sia diventato una gara di velocità senza fine: chi spende di più, chi accumula più oggetti, chi accende più luci. Ma in questa corsa all’oro, a volte ci dovremmo chiedere: cosa stiamo cercando davvero sotto l’albero? Forse, tra le pagine di un libro che abbiamo amato o tra le pagine del libro del nostro cuore, abbiamo imparato che le parole hanno un peso, piu di qualsiasi altra cosa. E la parola “Natale” dovrebbe pesare di più di un sacchetto di plastica.

​Il consumismo è come una neve artificiale: bellissima da vedere, ma che non disseta la terra e si scioglie subito. Forse ci riempiamo le mani di oggetti per non sentire il vuoto di un abbraccio che manca, o per nascondere la paura di restare un attimo in silenzio a chiederci come stiamo. Invece, il Natale più vero è quello “analogico”. È il calore di una tazza di tè in compagnia, è lo sguardo di un nonno che racconta la stessa storia per la decima volta, è quel momento di pace in cui ci accorgiamo che il regalo più prezioso non è quello che compriamo, ma il tempo che decidiamo di spendere con qualcuno.

In questo Natale da liceali, tra una versione e l’altra, proviamo a fare una rivoluzione gentile. Non smettiamo di farci i regali, perché è bello dare e ricevere, ma proviamo anche a scartare anche ciò che dietro l’immediata visione dei nostri occhi danneggia sia l’ambiente che le persone che producono i nostri regali che riceviamo. Cerchiamo di guardare oltre la vetrina luccicante e di trovare la poesia nelle piccole cose, come un messaggio scritto a mano, una passeggiata al freddo, il coraggio di dire “ti voglio bene” senza bisogno di un’etichetta col prezzo.

​Perché alla fine, quando le luci si spegneranno e la carta regalo sarà diventata solo un mucchio di colori nel cestino, resterà solo quello che abbiamo saputo dare col cuore. E quella è l’unica cosa che non passa mai di moda.

Sara Manuello

Oltre le luci del Natale

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Il countdown al Natale è iniziato: già si sente nell’aria il profumo del pan di zenzero, il fruscio della carta da regalo, il luccichio delle luci intermittenti e l’illusione di un giorno magico. Dopotutto, a Natale si è tutti più buoni, vero? Oh forse, è solo un modo ipocrita di credere di esserlo?

Natale è il periodo per eccellenza della bontà e dei pensieri positivi. La tradizione che è rinvenuta a noi- dai Saturnalia degli antichi Romani alla celebrazione del Sol invictus di età imperiale- porta con sé il senso di rinascita, famiglia e comunità. Oggi, quasi come fosse un obbligo, il giorno di Natale ci costringe a vedere parenti che per tutto l’anno nessuno si ricorda di avere. Per non parlare dei doni e dei mille biglietti di auguri che, anno dopo anno, invadono i cassetti di ogni casa. Per molti, quindi, le feste sono la celebrazione della presenza- dei famigliari, degli affetti, dei ricordi- mentre per altri possono rivelarsi periodi estremamente cupi e tristi. Questo fenomeno, conosciuto sotto il nome di Christmas Blues, è più diffuso di quanto si possa pensare. Per tanti il Natale assume una duplice  forma: da una parte ci si sente coccolati da quell’atmosfera magica, dall’altra chi sa di non poterlo vivere come nelle pubblicità, e finisce per logorarsi dall’invidia o dalla delusione. Secondo la statistica della “Federazione nazionale degli ordini dei biologi”, il 23% della popolazione italiana dai 18 ai 75 anni soffre d’ansia sotto le feste. Tale malessere colpisce soprattutto uomini di mezza età  e anziani over 60.  La depressione natalizia, a differenza di altri “malumori stagionali”, è strettamente legata alla sfera emotiva e familiare che è in primo piano nei periodi festivi. Spesso infatti, legata a questa tristezza, c’è la perdita o la lontananza da una persona cara, l’indisponibilità economica e la famosa pressione natalizia. Ebbene sì, proprio la pressione natalizia. Sembra contraddittorio, dato che il Natale per eccellenza celebra la liberazione dalle preoccupazioni e dalle ansie, eppure sempre più animi sono scombussolati dal suo arrivo. Un po’ come quando devi andare dal dentista: più la data si avvicina, più l’ansia sembra travolgerti. Sotto le feste c’è quasi l’obbligo di essere allegri: il Natale è infatti associato al “dover essere felici” o all’unità della famiglia, oltre al “dover apparire al meglio”. Sono tutte queste condizioni a incidere sul malessere psicologico dell’individuo, sviluppando, come detto in precedenza, forte ansia e inadeguatezza. Ma concentriamoci ora sull’ultimo punto: “dover apparire al meglio”- per cosa? A Natale bisogna essere gentili, buoni, ma nessuno si è mai chiesto perché? Se dietro questo buonismo popolare, ci siano delle ragioni oppure è solo superficialità? 

Domande alle quali gli studi hanno cercato di dare una spiegazione. Ad esempio: perché Natale è proprio il 25? Nessuno sa il giorno esatto in cui Gesù è venuto al mondo, neanche nei Vangeli essa viene citata. Magari è proprio per la scelta di quel giorno che siamo arrivati alla più famosa citazione popolare “a Natale tutti più buoni”. Per capirlo, dobbiamo immedesimarci in un cittadino romano del 274 d.C. In quell’anno l’imperatore Aureliano ideò un nuovo modo di festeggiare il solstizio d’inverno: il Sol Invictus, una celebrazione dedicata al Sole invitto che, proprio il 25 dicembre, faceva rinascere i suoi raggi e segnava il ritorno della “luce” dopo mesi di buio.
Grazie alla letteratura, sappiamo che la luce, spiritualmente e simbolicamente, rappresenta la ragione, la purezza, la rinascita, il bene… A questa festa, però, se ne intrecciava un’altra ancora più antica: Saturnalia (I/II d.C.). È proprio da qui che deriva il rito dello scambio dei regali. I Saturnali celebravano il dio Saturno, associato all’Età dell’Oro, un’epoca mitica di pace, gioia, bontà e prosperità. 

La Chiesa scelse poi il 25 Dicembre come data della nascita di Gesù – e quindi del Natale – perché, con una storia così radicata e spirituale, risultava perfetta.
Può dunque essere nato proprio da qui il “buonismo natalizio”: dall’incrocio tra la bontà dell’Età dell’Oro e la rinascita del bene legata al solstizio d’inverno. 

Certo è che chiunque abbia diffuso questo messaggio, ha contribuito a tramandare nei secoli un’idea precisa: questo periodo richiama l’essere umano a riscoprire la sua parte più autentica, quella che ci differenzia dall’essere bestie. Ritornare ad amare, rispettare il prossimo, vivere in serenità, quella serenità che troppo spesso è messa alla prova dai doveri della vita, e fare in modo che questa condizione ci sia sempre, non solo il 25. 

 

Camilla Romano

Buon Natale, liceali!

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Elia ama scrivere: è l’uomo dei superlativi, delle metafore e di lettere chilometriche mai spedite aldestinatario.Sofia ama leggere: si perde nei dettagli e le sue storie su Instagram sono tutte al campo di atletica.Elia, il mercoldì pomeriggio, ogni quindici giorni, si ferma a scuola. Non è da solo. Si trova con la redazione di Errore di Stampa: insieme condividono il sogno di continuare una tradizione che accomunava già i loro genitori. Quel sogno lo state stringendo tra le vostre mani.Sofia, il mercoledì pomeriggio, ogni benedetta settimana, salta gli ostacoli -non solo quelli della sua vita da adolescente, ma soprattutto quelli a cui la sottopone il suo allenatore di atletica. Sa che quella fatica le permetterà di realizzare il suo sogno che le accarezza i pensieri tutte le volte che entra nello spogliatoio.Elia e Sofia non si conoscono, ma frequentano la stessa scuola, eppure si sono incontrati senza saperlo. Sofia tiene tra le mani il sogno di Elia, lo sta leggendo durante l’intervallo e per dieci minuti si perde in quelle pagine che gli hanno richiesto tanto impegno. “Un giorno Elia racconterà il mio sogno, che mi sta richiedendo tanto impegno”.L’intervallo è finito, si torna alle aule. Nel caos Sofia si scontra con Elia e per la prima volta incrociano i loro sguardi.Ci auguriamo che tanti Elia vogliano aggiungersi alla redazione di EdS e tante Sofia vogliano leggere le pagine del nostro sogno.

La redazione

 

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