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Autore: Paolo Giacosa

Editoriale 3/2026

Posted on Giugno 3, 2026 by Paolo Giacosa

Ci siamo. Quel momento dell’anno che a settembre sembrava solo un miraggio lontano è infine arrivato. Tra pochissimi giorni i corridoi si svuoteranno e il silenzio prenderà il posto del brusio costante che ci ha accompagnato per mesi. La scuola si ferma per l’estate, e con essa si conclude anche il percorso del nostro giornalino per questo anno scolastico.
Guardandoci indietro, questi mesi sono volati tra una verifica consegnata con il batticuore, un caffè preso di corsa alle macchinette e quei dieci minuti di intervallo che sembrano sempre troppo corti. Abbiamo condiviso risate e affrontato giornate in cui la stanchezza sembrava avere la meglio. Eppure, siamo arrivati alla fine.
Tra queste pagine noi del giornalino abbiamo provato a raccontare il mondo degli studenti. Inoltre, abbiamo cercato anche di capire un po’ meglio la realtà che si muove fuori dalle mura della nostra scuola. Scrivere per questo giornalino è stato, per tutti noi della redazione, un modo per dirci che la scuola non è solo un luogo dove si ascoltano lezioni, ma uno spazio da abitare, vivere e personalizzare.
In questo editoriale finale, il pensiero va inevitabilmente a chi si prepara a vivere un momento di passaggio fondamentale:
–a chi affronterà gli esami: che sia la fine del ciclo o la maturità, a voi va il nostro “in bocca al lupo” più grande. Non lasciatevi schiacciare dall’ansia. Ricordatevi che un voto descrive una prestazione, non il vostro valore come persone.
–a chi resta: ci rivediamo a settembre, pronti a ricominciare, a accogliere i nuovi arrivati e, perché no, a scrivere storie ancora più grandi.

Grazie a tutti voi lettori che ci avete seguito e letto. Grazie ai professori che hanno supportato (e a volte sopportato) la nostra intraprendenza, e alla presidenza che ci ha concesso questo spazio di libertà.

Ora è il momento di spegnere i computer, posare le penne e goderci il sole, il mare e la libertà dell’estate.

 

La redazione di Errore di Stampa

Ritorni

Posted on Giugno 3, 2026 by Paolo Giacosa

 

 

Illustrazione di Matteo Somà

Mutamenti

Posted on Marzo 25, 2026 by Paolo Giacosa

Illustrazione di Margherita Bavaresco.

 

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Editoriale 2/2026

Posted on Marzo 14, 2026Marzo 20, 2026 by Paolo Giacosa

Dalle primordiali tracce di vita in acqua, agli animali dell’Età della Pietra, fino all’uomo che compie i suoi primi passi: l’evoluzione e il cambiamento rappresentano l’avanzare continuo della vita e dell’umanità.
E la maschera è l’elemento principe del cambiamento: è uno degli oggetti culturali più antichi e più presenti nelle culture del mondo. Ogni popolazione ha una sua festività o tradizione che include l’indossare maschere o il cambiare aspetto per rappresentare un ideale, un simbolo o un personaggio leggendario o comico.

Per non parlare delle implicazioni artistiche: il teatro, il cinema – ad esempio – si basano sul mettere una maschera, letteralmente o allegoricamente. 

Il cambiamento, però, non è costituito solo da maschere e costumi, ma appartiene all’intero pianeta. Dalla visione macroscopica dell’assetto politico mondiale estremamente mutevole, ai recenti sviluppi nella scienza, nella tecnologia e nell’informatica. Arrivando fino alla nostra realtà, quella del “Vasco Beccaria Govone”, con nuovi progetti, la notizia sempre più prossima del trasloco nel Polo Scientifico e le news sulle materie d’esame (un’evoluzione decisamente shockante!). 

 

Come di consueto, la Redazione di Errore di Stampa vi augura una piacevole lettura (con un sito tutto nuovo: così rimaniamo in tema novità).

Ci risentiamo al prossimo numero!

 

La Redazione di EdS

Elia e Sofia, la storia continua

Posted on Marzo 14, 2026 by Paolo Giacosa

Come finirà la storia fra Sofia ed Elia? Così se l’è immaginato Carlotta Roà di IS.

 

Quando si scontrarono e il loro sguardo si incrociò per la prima volta, Sofia capì subito di voler conoscere meglio Elia, un ragazzo dagli occhi azzurri come il mare, molto alto e con biondi capelli mossi, che risplendevano alla luce del sole, e piccole lentiggini che gli ricoprivano il naso e le guance.

A prima vista non sembrava un tipo a cui piaceva scrivere nel giornalino scolastico, sembrava più uno  sportivo a cui piacciono il rischio e la fatica.

“Oh mio Dio! Scusami tanto!” disse Elia interrompendo tutti i pensieri di Sofia.

“Non ti preoccupare” disse lei con voce dolce e un po’ imbarazzata.

Il ragazzo portava dei jeans baggy neri e una felpa Ralph Lauren blu con il logo rosso, era vestito molto bene e questo stupì Sofia.

La ragazza continuò il suo percorso verso l’aula di chimica dove era diretta, ma la voce di Elia la fermò: “Comunque non mi sono presentato! Sono Elia!” disse con voce squillante e decisa.

“Io sono Sofia!” rispose lei.

Il ragazzo continuò: “Sembri una ragazza molto decisa e determinata! In questi giorni ti ho osservata attentamente e secondo me potresti essere perfetta per aiutarmi a scrivere il giornalino scolastico!”.

Sofia ne rimase sorpresa.

Aveva il cuore a mille.

Non riusciva a credere che Elia, il ragazzo più attraente della scuola, quello che avrebbe voluto che scrivesse un articolo su di lei quando sarebbe diventata un’ostacolista molto forte e famosa le avesse appena offerto di aiutarlo a scrivere nel giornalino.

“Certo, va bene!” rispose lei.

“Perfetto! Allora, se ti va, potresti darmi il tuo numero, così nel pomeriggio ti scrivo i giorni e gli orari in cui ci possiamo trovare!”.

Tirarono fuori i cellulari e si scambiarono i numeri.

“Allora ti scrivo dopo!” concluse lui dirigendosi in fretta verso la classe, essendo in ritardo a causa dell’incontro con quella ragazza in cui aveva trovato qualcosa di curioso.

Sofia lo salutò facendo segno con la mano e tornò in aula ripensando a tutto quello che si erano detti e capendo che poteva essere l’inizio del suo sogno, che con un po’ di tempo e di sforzi sarebbe potuta diventare molto forte.

Era felice, anzi, felicissima.

Nel pomeriggio, tornata a casa, Sofia vide comparire la notifica di Elia.

Iniziarono a scriversi e non parlarono solamente degli orari della redazione, ma di altre mille cose.

Stava nascendo qualcosa di speciale, che nel tempo si trasformò in un legame molto forte.

Nelle settimane successive i due scrissero molti articoli che ebbero grande successo: i sogni di entrambi sembravano diventare realtà.

Sofia infatti stava migliorando sempre di più con il suo sport e, aiutando Elia a scrivere, diventò anche un’ottima giornalista; Elia invece ottenne di entrare in una scuola molto prestigiosa di giornalismo e iniziò ad allenarsi con Sofia nel salto ad ostacoli, diventando un discreto ostacolista.

 

Molti anni dopo…

Successivamente i due finirono per innamorarsi follemente e non ci volle molto prima della celebrazione del matrimonio.

Sofia diventò molto famosa come aveva sempre voluto e Elia scrisse tantissimi articoli sulla sua amata, nonché sua musa, e fu anche grazie a lui se sua moglie diventò così conosciuta.

 

La storia di due ragazzi conosciutisi per caso, come Elia e Sofia, ci fa capire come nella vita si possano trovare molte persone che ti ostacoleranno la strada e tante, al contrario, che ti aiuteranno a realizzare un sogno; perché la vita è piena di ostacoli, ma se ognuno di noi accetta l’aiuto degli altri i sogni si possono avverare.

Il Castoro curioso 1 – 2025/26

Posted on Febbraio 25, 2026Marzo 14, 2026 by Paolo Giacosa

Gli alberi di Natale artificiali: con voi grazie alle… oche

Il primo albero di Natale artificiale fu costruito in Germania negli anni ‘80 dell’800, in risposta ad un periodo di deforestazione particolarmente aggressiva; mentre oggi sono composti soprattutto di alluminio o PVC, allora si facevano con piume d’oca colorate di verde e legate a dei rami di fil di ferro. Questi alberi guadagnarono popolarità soprattutto nel 20esimo secolo, in America, dove gli alberi veri erano già stati rimpiazzati da piramidi di legno, e attraversarono un ulteriore processo di evoluzione che li portò al loro aspetto moderno e ad espandersi anche in paesi che non soffrivano della mancanza di alberi.

 

Jingle Bells: spirito natalizio o cash grab?

Jingle Bells, la canzone natalizia per eccellenza, fu patentata da James Lord Pierpont il 16 Settembre 1857, ma lui non aveva il Natale in mente mentre la scriveva, dato che l’aveva già fatta suonare in un teatro di Boston; si pensa che avesse combinato parti di varie canzoni del genere dei “Canti da Slitta”, popolarissimi ai tempi, con un solo obiettivo: guadagnare. La canzone infatti ha un suono molto piacevole e poco complesso da produrre, il che, combinato con l’assenza di originalità del testo o del ritmo, fece pensare ai suoi contemporanei che Pierpont avesse solo pensato ad un modo semplice e veloce per riempirsi le tasche.  Nonostante tali critiche circondassero il componimento esso si è trasformato in un inno tipico del Natale. 

 

Il rinvio di GTA 6 interrompe il parlamento Polacco

11 Ottobre 2025, il parlamento Polacco è in sessione e il senatore Witold Tumanowicz porta all’ordine del giorno il ritardo della pubblicazione di GTA VI, definendolo “Disturbante” e “Uno scandalo”, probabilmente con ironia visto il contesto.

 

 

 

Non siamo nel matrix. La scienza lo prova

Nell’Università Okanagan della Colombia Britannica è stata risolta la questione cospirologica secondo la quale staremmo tutti vivendo in una complessa simulazione al computer. Questo grazie al teorema matematico noto come “L’incompletezza di Gödel”, che dimostra che per generare un universo digitale ci vorrebbe una macchina capace di immaginare concetti non-algoritmici, il che è impossibile per il modo in cui funzionano le tecnologie moderne. 

 

 

di Evgeny Vasilenko

Il Piccione Recensore 1 – 2025/26

Posted on Febbraio 25, 2026Marzo 14, 2026 by Paolo Giacosa

Little King’s Story

Anteprima: 22 aprile 2009

Generi: Videogioco strategico in tempo reale òò

Modalità di gioco: Giocatore singolo

Piattaforme: Wii, Microsoft Windows, Playstation Vita, Steam 

Sviluppatori: Town Factory, Cing, Marvelous, Konami, Vanpool 

Editori: Rising Star Games

Pegi: 7

A Little King Story, il cui titolo originale è Ōsama Monogatari, è un videogioco di ruolo sviluppato a Cing e pubblicato nel 2009 da Rising Star Games per Wii. Un gioco giapponese uscito negli anni Duemila, è quel giusto mix di nostalgia tipica dell’infanzia e il balletto natalizio Lo Schiaccianoci. Il giocatore ricopre il ruolo di un bambino che, dopo essere finito in uno strambo regno in una maniera non chiara (infatti stava inseguendo dei topi), si troverà una corona in testa e lo scettro in mano, ora a comando di un’intera nazione. Avanzerà nella storia a suon di musica dal tono classico liberando principesse, affrontando particolari sovrani, conquistando nuovi regni e combattendo nemici di vario tipo.

EFFETTO MANDRIA …. Caldamente consigliato!!

Giocatori: Da 4 a 20.

Età: 10+ anni.

Durata: Circa 20-30 minuti a partita.

Questo gioco da tavolo di gruppo dalla fantasia animalier e vago sentore di mucca è proprio adatto ad essere giocato a pancia piena dopo il pasto natalizio insieme ad amici e famiglia. In questo gioco, dalla durata massima di 30 minuti, risponderete a domande quasi sempre aperte di vario tipo (ad esempio, quale sia la salsa migliore), anche a tema festivo, ma non con l’obbiettivo di farsi distinguere, bensì di fare parte della massa! Infatti, dovrete cercare di accumulare punti ragionando come farebbe la massa, meglio conosciuta in questo caso come famiglia, però bisogna stare attenti, poiché se tutti sono della stessa idea e tu, malcapitato, hai risposto “maionese” invece di “ketchup”, ti ritroverai davanti una mucca rosa che non si asterrà dal tirarti occhiatacce, e tutto quello in cui ormai puoi sperare per vincere è che qualcuno spari una “vaccata” peggiore della tua.

Canto di Natale

Prima pubblicazione: 19 dicembre 1843

Autore: Charles Dickens

Ambientato in un’epoca in cui il guadagno era l’obbiettivo popolare, il famoso autore Charles Dickens scrive quest’opera natalizia che è per uno studente liceale l’ottima occasione per affrontare altre opere del famoso autore britannico, ma con un tocco festivo.

La storia segue il protagonista Ebenezer Scrooge, un vecchio tirchio senza famiglia se non per suo nipote, che però tiene alla lontana. In quest’opera infatti, riscoprendo il suo passato, comprendendo il suo presente, e riflettendo sul futuro, il vecchio avaro capirà che sta sprecando la sua vita in qualcosa di effimero, cambiando radicalmente la propria filosofia di vita trasformandosi in un anziano generoso, che ora segue lo spirito della festa che prima tanto odiava.

Quest’opera, oltre ad insegnarci il vero spirito natalizio e farci entrare nel clima delle feste, può presentarsi a noi anche come un’ottima occasione per testare il proprio inglese, leggendo qualcosa di piacevole, spesso già in parte conosciuto, in una lingua non troppo complessa, dal titolo “A Christmas Carol”.

di Margherita Bavaresco

Risultati dei contest su Instagram

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

A seguito dei sondaggi effettuati sul profilo Instagram del nostro Liceo analizziamo con voi i risultati ottenuti. In particolare, abbiamo chiesto se i partecipanti all’indagine fossero pronti o no alle feste.

Alla prima domanda l’83% ha risposto di si! Molte case e edifici delle nostre zone sono decorate da alberi di Natale, lucine, ghirlande e decorazioni di qualunque genere.

Poi abbiamo indagato sulla preferenza tra pandoro o panettone. Dai risultati comprendiamo che molti non amano l’uvetta e i canditi, infatti l’80% ha scelto il pandoro. Infine, ci hanno detto il piatto che per loro rappresenta il Natale. Ecco il menù: ravioli al vino, vitello tonnato, cappelletti in brodo e la vincitrice per eccellenza è la Signora lasagna! 

Quando la Magia Diventa un business: l’enorme macchina che si nasconde dietro l’albero

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

Nel periodo natalizio l’economia subisce un forte incremento di domanda e, di conseguenza, un aumento di richiesta di lavoratori. La macchina economica da Settembre a Gennaio è fortemente condizionata dalle festività in tutti gli ambiti: dalla logistica alle varie tipologie di negozi. La festa più attesa dell’anno è ormai un vero e proprio motore economico globale, capace di muovere cifre da capogiro. Le aziende iniziano a lanciare le loro idee regalo già a Settembre poi, due mesi dopo, quando tutto inizia ad accendere l’entusiasmo, arriva la settimana del Black Friday. L’industria del Natale è sempre più scollegata dalle tradizioni cristiane e legata al marketing, alla festa, ai regali, all’atmosfera invernale e nevosa, alle case addobbate, alle lucine e alle decorazioni varie.

Il Natale ha cominciato a esercitare un potere mediatico già nei primi anni dell’Ottocento. La vera svolta, però, è avvenuta negli anni ’30, quando la Coca-Cola diede il via a una strategia pubblicitaria che trasformò il babbo rosso con la barba in un simbolo potentissimo del consumismo. Negli anni ’50 e ’60, con il boom economico, le pubblicità televisive e gli allestimenti imponenti dei negozi hanno poi sigillato questo legame indissolubile tra Natale e shopping frenetico. A partire dagli anni ‘80 si è verificato un crescente consumismo dovuto allo sviluppo e alla diffusione delle pubblicità televisive appositamente studiate per i più piccoli, per invogliarli a chiedere famosi giocattoli o loro repliche. La crescita del digitale, infine, ha reso lo shopping natalizio ancora più dirompente. La comodità di comprare dal divano, di usufruire di pagamenti sicuri e la velocità delle consegne spingono i consumi a livelli altissimi. Le aziende usano strategie di marketing sempre più mirate, anche grazie alla tecnologia: l’Intelligenza Artificiale, nutrendosi dei nostri dati e “osservando” le nostre abitudini di acquisti, permette alle aziende di coinvolgere chiunque, persino in paesi come Cina, India o Giappone, che tradizionalmente non festeggiavano questa ricorrenza. Ormai, per non restare indietro nel mercato globale, anche culture lontane sposano i modelli occidentali, rendendo il Natale una festa, di fatto universale, del consumo.

 

 Miriam Gallesio

VBG in giro per il mondo

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

In questi mesi alcuni insegnanti e studenti del nostro Liceo hanno avuto modo di visitare alcuni Paesi e viverne loro stessi la quotidianità. Abbiamo intervistato alcuni di loro per sapere com’è stata l’esperienza. Prima abbiamo interrogato la delegazione spagnola, a cura di Emma Lidia Casassa ed Emma Perillo:

D. Come è andato il primo giorno di Erasmus e come è stato il primo impatto? 

“All’inizio non pensavo neanche che mi prendessero e quando poi è successo, ero davvero contenta di aver ricevuto quell’occasione. Solo sul treno che in pochi minuti mi avrebbe portato a Guadarrama, dove sarei stata un mese, ho iniziato a sentirmi un po’ ansiosa e timorosa nei confronti di ciò che mi attendeva. Del gruppo ero quella che aveva avuto meno contatti col suo corrispondente, e i primi minuti insieme, aspettando che venissero a prenderci, sono stati un po’ silenziosi e ad essere sincera anche leggermente imbarazzanti. Una volta a casa, dopo essermi sistemata, non sapevo da dove iniziare ma avevo intenzione di provare a parlare con la famiglia e prendere confidenza. Quindi, dopo aver raccolto un po’ di coraggio, mi sono decisa a chiedere alla madre come stesse preparando le sue tortillas. Non avendo mai studiato spagnolo prima, tranne  6 ore di lezione prima della partenza, soprattutto all’inizio ero un po’ in difficoltà con la lingua, ma da subito si sono mostrati disponibili ad aiutarmi parlando più piano e talvolta usando addirittura i gesti per assicurarsi che capissi. Mi ha molto sorpreso il fatto che la mattina riuscivo a capire molto meglio mentre la sera,dopo la fatica dell’intera giornata, il mio cervello andava in standby ed era molto più difficile ascoltare e comunicare.”

D. Descrivici una giornata tipo e le differenze rispetto al sistema scolastico italiano

“La famiglia che mi ospitava è venezuelana, quindi ogni giorno facevo colazione con la tradizionalissima arepa. Mi hanno toccato in modo speciale momenti in cui mi raccontavano delle fatiche della vita di un migrante, dello strazio di partire non perchè vuoi ma perchè devi, perchè hai visto il tuo paese passare da una rinascita a una dittatura e restare sarebbe troppo pericoloso, quindi bisogna lasciare tutto e reinventarsi altrove. Una decina di anni fa solo Gabriel, il mio corrispondente, e sua madre sono riusciti a fare il passaporto e a raggiungere la Spagna. Il padre non ce l’ha fatta e la nonna si è rifiutata di abbandonare casa sua.

La giornata a scuola iniziava alle 8 e mezza con lezioni da 50 minuti e un solo intervallo da 30 minuti, nel quale potevamo uscire ed andare addirittura al supermercato o semplicemente in giro per la città. Ad ogni cambio d’ora partiva una canzone diversa e cambiavamo aula. I ragazzi in classe partecipano in modo diverso alla lezione, meno attivamente e hanno un concetto di gruppo classe diverso dal nostro. Dopo scuola o tornavo a casa in pullman o andavo a pranzo con gli altri italiani. I pasti lì si fanno molto più tardi (dalle 15 e mezza alle 17 per il pranzo). Dedicavo parte del pomeriggio a recuperare ciò che facevano in Italia i miei compagni e spesso la madre mi portava con lei a visitare alcuni parenti della famiglia, come la zia o la cugina. I corrispondenti spagnoli avevano organizzato per i loro ospiti tantissime uscite, nelle quali abbiamo avuto l’occasione di conoscere anche alcuni francesi, anche loro in Erasmus.

D. Cosa ti mancherà e la consiglieresti? 

“Se devo essere sincera, una volta arrivato il momento di ripartire ho pensato che mi sarei trattenuta volentieri un altro mese. Amici e famiglia in Italia iniziavano a mancarmi, ma sentendoli tutti i giorni non ne avevo eccessivamente nostalgia. Mi ero appena abituata a quella routine e mi accorsi all’improvviso di quanto quei giorni erano passati in fretta per me. Oltre a tutti i bellissimi ricordi che ho collezionato, credo che ciò che mi mancherà di più sarà il continuo mettersi in gioco e affrontare le sfide della mia quotidianità in un Paese che di fatto non è il mio, in una lingua che non ho mai studiato, nella casa e nella vita di persone lontane e diverse da me. Probabilmente senza rendersene conto mi hanno lasciato tanto. Secondo me è un’ottima esperienza per chiunque, ma in particolare la consiglio a studenti curiosi e vogliosi di lanciarsi in un’avventura ricchissima di prove con cui confrontarsi. Credo che quello che resta a uno studente Erasmus dipenda molto dall’approccio che sceglie di adottare in ogni occasione. Ciò che auguro a chi sta pensando di aderire ad una iniziativa di questo genere è di aver voglia di mettersi in gioco e vivere più novità possibili, senza precludersi nulla, bloccati dalla paura di un qualcosa che solo non si conosce.

L’opinione del Professore: Santi Messina

E’ stata un’esperienza assolutamente positiva anche perchè la scuola che ci ha ospitato è molto grande e dispone anche di ambienti che non sempre sono presenti nelle scuole italiane, ad esempio la caffetteria come spazio di ritrovo e di aggregazione, non soltanto per i docenti, ma anche per gli alunni, quindi è un importante servizio che la scuola offre.  Effettivamente ci sono molti elementi di differenza tra il modo in cui la scuola  viene organizzata in Spagna, infatti sono gli alunni che si spostano al suono della campanella per iniziare per le lezioni, quindi c’è un via vai continuo nelle diverse classi; questo genera un po’ di confusione e di trambusto per noi che invece siamo abituati a ritrovarci sempre gli alunni all’interno della stessa classe; è stato un po’ impattante come elemento di novità. Un altro elemento sicuramente diverso rispetto al sistema scolastico italiano è che c’è molta libertà per gli alunni nel personalizzare il loro piano di studi, soprattutto in quelli che sono i 2 anni conclusivi della scuola di secondo grado in cui, partendo da quelle che sono delle materie obbligatorie, gli studenti scelgono quali discipline suscitato maggiormente il loro interesse anche in vista dell’università.                                                                         

Per me è stato un impatto molto positivo, ho trovato una comunità molto accogliente, abbiamo avuto anche modo di osservare le metodologie didattiche degli insegnanti e posso dire che sono molto simili rispetto a quelle che sono usate in Italia, quindi lezioni dialogate, a partire dalla condivisione di un power point, di costruire la lezione con gli alunni. Un elemento molto importante è che abbiamo scoperto che in Spagna non esistono le interrogazioni orali, è tutto quanto scritto, quindi effettivamente poco spazio viene lasciato agli studenti per affinare un po’ le loro competenze riguardanti l’arte del parlare bene, anche se a volte fanno delle ricerche che a volte abbiamo visto.                                                                                                              

Siamo stati una settimana. Io sì, un pochino conoscevo lo spagnolo per averlo studiato un po’ alle scuole medie, ed è stata un’ opportunità, anche sul piano linguistico, che mi ha permesso di esercitare completamente la lingua. Non è sempre stata facile la comunicazione perché il mio lessico era limitato e anche perchè sono molto attaccati allo spagnolo, quindi volenti o nolenti eravamo costretti a interagire in qualche modo in spagnolo.                                                               

Sono partito con l’obiettivo di osservare il funzionamento di una realtà scolastica diversa rispetto a quella italiana, anche se siamo abbastanza vicini essendo comunque all’interno dell’Unione Europea. Dopo questo viaggio, non cambierei comunque la scuola italiana perché ha dei punti di forza consolidati e ritengo anche che la preparazione sia superiore rispetto a quella che possa offrire una scuola come quella spagnola. Ad esempio, la scuola italiana per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue classiche ha una marcia in più (probabilmente per la tradizione)  perché in Spagna abbiamo scoperto che il latino e il greco vengono studiati gli ultimi 3 anni del liceo sostanzialmente, quindi,  poverini, si ritrovano tutte le 5 declinazioni e tutte la morfologia verbale spiegata in 3 mesi e poi sono costretti a tradurre e fanno ovviamente molta fatica; anche la letteratura è studiata in modo meno approfondito.

Non solo la Spagna

Oltre al progetto spagnolo, la nostra scuola in questa prima parte dell’anno ha già visto la partecipazione di alcuni suoi studenti ad altri due Erasmus. Silvia è stata a Bordeaux una settimana e racconta: “mi ha piacevolmente stupito il metodo adottato nelle lezioni, che ho trovato più intuitivo e stimolante e del sistema scolastico francese amo anche il fatto che ognuno sia libero di costruirsi il proprio curriculum scegliendo le materie che preferisce. Alloggiavamo in un hotel nel centro della città, dove abbiamo fatto colazione ogni mattina per poi affrontare con la carica giusta una intensissima giornata di scuola che di solito non terminava prima delle 5 del pomeriggio, per fortuna però interrotta da qualche ora buca e una pausa pranzo in mensa. Nel tempo libero a disposizione abbiamo visitato Bordeaux… consiglio questa esperienza a chi è interessato a staccarsi dalla sua solita routine per provare, anche se solo per una settimana, a viverne un’ altra diversa che potrebbe rivelarsi un piacevole cambio di prospettiva”. Margherita invece è da poco tornata dall’Irlanda. Un numeroso gruppo di cantanti e musicisti del VBG ha vissuto 5 giorni in un ostello dublinese, visitato la capitale e rivisto i ragazzi della cittadina di Carnew, già conosciuti in occasione del concerto al teatro Baretti, dove si sono esibiti il 14 Novembre di quest’anno. Secondo Margherita è un’esperienza molto arricchente, consigliata a chi, oltre ad amare la musica, è pronto a mettersi in gioco (impegnandosi anche in svariate prove di gruppo) con qualcuno di un altro Paese che condivide la sua passione.

Silvia Ballauri e Margherita Somà

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