Gli alberi di Natale artificiali: con voi grazie alle… oche

Il primo albero di Natale artificiale fu costruito in Germania negli anni ‘80 dell’800, in risposta ad un periodo di deforestazione particolarmente aggressiva; mentre oggi sono composti soprattutto di alluminio o PVC, allora si facevano con piume d’oca colorate di verde e legate a dei rami di fil di ferro. Questi alberi guadagnarono popolarità soprattutto nel 20esimo secolo, in America, dove gli alberi veri erano già stati rimpiazzati da piramidi di legno, e attraversarono un ulteriore processo di evoluzione che li portò al loro aspetto moderno e ad espandersi anche in paesi che non soffrivano della mancanza di alberi.
Jingle Bells: spirito natalizio o cash grab?

Jingle Bells, la canzone natalizia per eccellenza, fu patentata da James Lord Pierpont il 16 Settembre 1857, ma lui non aveva il Natale in mente mentre la scriveva, dato che l’aveva già fatta suonare in un teatro di Boston; si pensa che avesse combinato parti di varie canzoni del genere dei “Canti da Slitta”, popolarissimi ai tempi, con un solo obiettivo: guadagnare. La canzone infatti ha un suono molto piacevole e poco complesso da produrre, il che, combinato con l’assenza di originalità del testo o del ritmo, fece pensare ai suoi contemporanei che Pierpont avesse solo pensato ad un modo semplice e veloce per riempirsi le tasche. Nonostante tali critiche circondassero il componimento esso si è trasformato in un inno tipico del Natale.
Il rinvio di GTA 6 interrompe il parlamento Polacco
11 Ottobre 2025, il parlamento Polacco è in sessione e il senatore Witold Tumanowicz porta all’ordine del giorno il ritardo della pubblicazione di GTA VI, definendolo “Disturbante” e “Uno scandalo”, probabilmente con ironia visto il contesto.
Non siamo nel matrix. La scienza lo prova
Nell’Università Okanagan della Colombia Britannica è stata risolta la questione cospirologica secondo la quale staremmo tutti vivendo in una complessa simulazione al computer. Questo grazie al teorema matematico noto come “L’incompletezza di Gödel”, che dimostra che per generare un universo digitale ci vorrebbe una macchina capace di immaginare concetti non-algoritmici, il che è impossibile per il modo in cui funzionano le tecnologie moderne.
di Evgeny Vasilenko

