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VBG in giro per il mondo

Posted on Febbraio 25, 2026Febbraio 27, 2026 by Paolo Giacosa

In questi mesi alcuni insegnanti e studenti del nostro Liceo hanno avuto modo di visitare alcuni Paesi e viverne loro stessi la quotidianità. Abbiamo intervistato alcuni di loro per sapere com’è stata l’esperienza. Prima abbiamo interrogato la delegazione spagnola, a cura di Emma Lidia Casassa ed Emma Perillo:

D. Come è andato il primo giorno di Erasmus e come è stato il primo impatto? 

“All’inizio non pensavo neanche che mi prendessero e quando poi è successo, ero davvero contenta di aver ricevuto quell’occasione. Solo sul treno che in pochi minuti mi avrebbe portato a Guadarrama, dove sarei stata un mese, ho iniziato a sentirmi un po’ ansiosa e timorosa nei confronti di ciò che mi attendeva. Del gruppo ero quella che aveva avuto meno contatti col suo corrispondente, e i primi minuti insieme, aspettando che venissero a prenderci, sono stati un po’ silenziosi e ad essere sincera anche leggermente imbarazzanti. Una volta a casa, dopo essermi sistemata, non sapevo da dove iniziare ma avevo intenzione di provare a parlare con la famiglia e prendere confidenza. Quindi, dopo aver raccolto un po’ di coraggio, mi sono decisa a chiedere alla madre come stesse preparando le sue tortillas. Non avendo mai studiato spagnolo prima, tranne  6 ore di lezione prima della partenza, soprattutto all’inizio ero un po’ in difficoltà con la lingua, ma da subito si sono mostrati disponibili ad aiutarmi parlando più piano e talvolta usando addirittura i gesti per assicurarsi che capissi. Mi ha molto sorpreso il fatto che la mattina riuscivo a capire molto meglio mentre la sera,dopo la fatica dell’intera giornata, il mio cervello andava in standby ed era molto più difficile ascoltare e comunicare.”

D. Descrivici una giornata tipo e le differenze rispetto al sistema scolastico italiano

“La famiglia che mi ospitava è venezuelana, quindi ogni giorno facevo colazione con la tradizionalissima arepa. Mi hanno toccato in modo speciale momenti in cui mi raccontavano delle fatiche della vita di un migrante, dello strazio di partire non perchè vuoi ma perchè devi, perchè hai visto il tuo paese passare da una rinascita a una dittatura e restare sarebbe troppo pericoloso, quindi bisogna lasciare tutto e reinventarsi altrove. Una decina di anni fa solo Gabriel, il mio corrispondente, e sua madre sono riusciti a fare il passaporto e a raggiungere la Spagna. Il padre non ce l’ha fatta e la nonna si è rifiutata di abbandonare casa sua.

La giornata a scuola iniziava alle 8 e mezza con lezioni da 50 minuti e un solo intervallo da 30 minuti, nel quale potevamo uscire ed andare addirittura al supermercato o semplicemente in giro per la città. Ad ogni cambio d’ora partiva una canzone diversa e cambiavamo aula. I ragazzi in classe partecipano in modo diverso alla lezione, meno attivamente e hanno un concetto di gruppo classe diverso dal nostro. Dopo scuola o tornavo a casa in pullman o andavo a pranzo con gli altri italiani. I pasti lì si fanno molto più tardi (dalle 15 e mezza alle 17 per il pranzo). Dedicavo parte del pomeriggio a recuperare ciò che facevano in Italia i miei compagni e spesso la madre mi portava con lei a visitare alcuni parenti della famiglia, come la zia o la cugina. I corrispondenti spagnoli avevano organizzato per i loro ospiti tantissime uscite, nelle quali abbiamo avuto l’occasione di conoscere anche alcuni francesi, anche loro in Erasmus.

D. Cosa ti mancherà e la consiglieresti? 

“Se devo essere sincera, una volta arrivato il momento di ripartire ho pensato che mi sarei trattenuta volentieri un altro mese. Amici e famiglia in Italia iniziavano a mancarmi, ma sentendoli tutti i giorni non ne avevo eccessivamente nostalgia. Mi ero appena abituata a quella routine e mi accorsi all’improvviso di quanto quei giorni erano passati in fretta per me. Oltre a tutti i bellissimi ricordi che ho collezionato, credo che ciò che mi mancherà di più sarà il continuo mettersi in gioco e affrontare le sfide della mia quotidianità in un Paese che di fatto non è il mio, in una lingua che non ho mai studiato, nella casa e nella vita di persone lontane e diverse da me. Probabilmente senza rendersene conto mi hanno lasciato tanto. Secondo me è un’ottima esperienza per chiunque, ma in particolare la consiglio a studenti curiosi e vogliosi di lanciarsi in un’avventura ricchissima di prove con cui confrontarsi. Credo che quello che resta a uno studente Erasmus dipenda molto dall’approccio che sceglie di adottare in ogni occasione. Ciò che auguro a chi sta pensando di aderire ad una iniziativa di questo genere è di aver voglia di mettersi in gioco e vivere più novità possibili, senza precludersi nulla, bloccati dalla paura di un qualcosa che solo non si conosce.

L’opinione del Professore: Santi Messina

E’ stata un’esperienza assolutamente positiva anche perchè la scuola che ci ha ospitato è molto grande e dispone anche di ambienti che non sempre sono presenti nelle scuole italiane, ad esempio la caffetteria come spazio di ritrovo e di aggregazione, non soltanto per i docenti, ma anche per gli alunni, quindi è un importante servizio che la scuola offre.  Effettivamente ci sono molti elementi di differenza tra il modo in cui la scuola  viene organizzata in Spagna, infatti sono gli alunni che si spostano al suono della campanella per iniziare per le lezioni, quindi c’è un via vai continuo nelle diverse classi; questo genera un po’ di confusione e di trambusto per noi che invece siamo abituati a ritrovarci sempre gli alunni all’interno della stessa classe; è stato un po’ impattante come elemento di novità. Un altro elemento sicuramente diverso rispetto al sistema scolastico italiano è che c’è molta libertà per gli alunni nel personalizzare il loro piano di studi, soprattutto in quelli che sono i 2 anni conclusivi della scuola di secondo grado in cui, partendo da quelle che sono delle materie obbligatorie, gli studenti scelgono quali discipline suscitato maggiormente il loro interesse anche in vista dell’università.                                                                         

Per me è stato un impatto molto positivo, ho trovato una comunità molto accogliente, abbiamo avuto anche modo di osservare le metodologie didattiche degli insegnanti e posso dire che sono molto simili rispetto a quelle che sono usate in Italia, quindi lezioni dialogate, a partire dalla condivisione di un power point, di costruire la lezione con gli alunni. Un elemento molto importante è che abbiamo scoperto che in Spagna non esistono le interrogazioni orali, è tutto quanto scritto, quindi effettivamente poco spazio viene lasciato agli studenti per affinare un po’ le loro competenze riguardanti l’arte del parlare bene, anche se a volte fanno delle ricerche che a volte abbiamo visto.                                                                                                              

Siamo stati una settimana. Io sì, un pochino conoscevo lo spagnolo per averlo studiato un po’ alle scuole medie, ed è stata un’ opportunità, anche sul piano linguistico, che mi ha permesso di esercitare completamente la lingua. Non è sempre stata facile la comunicazione perché il mio lessico era limitato e anche perchè sono molto attaccati allo spagnolo, quindi volenti o nolenti eravamo costretti a interagire in qualche modo in spagnolo.                                                               

Sono partito con l’obiettivo di osservare il funzionamento di una realtà scolastica diversa rispetto a quella italiana, anche se siamo abbastanza vicini essendo comunque all’interno dell’Unione Europea. Dopo questo viaggio, non cambierei comunque la scuola italiana perché ha dei punti di forza consolidati e ritengo anche che la preparazione sia superiore rispetto a quella che possa offrire una scuola come quella spagnola. Ad esempio, la scuola italiana per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue classiche ha una marcia in più (probabilmente per la tradizione)  perché in Spagna abbiamo scoperto che il latino e il greco vengono studiati gli ultimi 3 anni del liceo sostanzialmente, quindi,  poverini, si ritrovano tutte le 5 declinazioni e tutte la morfologia verbale spiegata in 3 mesi e poi sono costretti a tradurre e fanno ovviamente molta fatica; anche la letteratura è studiata in modo meno approfondito.

Non solo la Spagna

Oltre al progetto spagnolo, la nostra scuola in questa prima parte dell’anno ha già visto la partecipazione di alcuni suoi studenti ad altri due Erasmus. Silvia è stata a Bordeaux una settimana e racconta: “mi ha piacevolmente stupito il metodo adottato nelle lezioni, che ho trovato più intuitivo e stimolante e del sistema scolastico francese amo anche il fatto che ognuno sia libero di costruirsi il proprio curriculum scegliendo le materie che preferisce. Alloggiavamo in un hotel nel centro della città, dove abbiamo fatto colazione ogni mattina per poi affrontare con la carica giusta una intensissima giornata di scuola che di solito non terminava prima delle 5 del pomeriggio, per fortuna però interrotta da qualche ora buca e una pausa pranzo in mensa. Nel tempo libero a disposizione abbiamo visitato Bordeaux… consiglio questa esperienza a chi è interessato a staccarsi dalla sua solita routine per provare, anche se solo per una settimana, a viverne un’ altra diversa che potrebbe rivelarsi un piacevole cambio di prospettiva”. Margherita invece è da poco tornata dall’Irlanda. Un numeroso gruppo di cantanti e musicisti del VBG ha vissuto 5 giorni in un ostello dublinese, visitato la capitale e rivisto i ragazzi della cittadina di Carnew, già conosciuti in occasione del concerto al teatro Baretti, dove si sono esibiti il 14 Novembre di quest’anno. Secondo Margherita è un’esperienza molto arricchente, consigliata a chi, oltre ad amare la musica, è pronto a mettersi in gioco (impegnandosi anche in svariate prove di gruppo) con qualcuno di un altro Paese che condivide la sua passione.

Silvia Ballauri e Margherita Somà

Categoria: La vita al VBG

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