C’è un rumore effimero di frivola gioia che si sente nelle case non appena arriva Natale. Non si tratta del suono dei campanelli o delle canzoni natalizie che si sentono alla radio, ma del rumore della carta regalo che viene scartata. Questo rumore copre tutto il resto: il freddo pungente che fa venire il gelo alle guance, i dolci momenti che viviamo con i nostri cari e anche il momento di riflessione che a volte sarebbe giusto concederci.
Siamo figli di una generazione che corre. Corriamo verso l’ultimo modello di smartphone, verso il maglione più colorato, verso pacchetti infiocchettati che promettono una felicità che dura quanto il tempo di scartarli.
Sembra che il Natale sia diventato una gara di velocità senza fine: chi spende di più, chi accumula più oggetti, chi accende più luci. Ma in questa corsa all’oro, a volte ci dovremmo chiedere: cosa stiamo cercando davvero sotto l’albero? Forse, tra le pagine di un libro che abbiamo amato o tra le pagine del libro del nostro cuore, abbiamo imparato che le parole hanno un peso, piu di qualsiasi altra cosa. E la parola “Natale” dovrebbe pesare di più di un sacchetto di plastica.
Il consumismo è come una neve artificiale: bellissima da vedere, ma che non disseta la terra e si scioglie subito. Forse ci riempiamo le mani di oggetti per non sentire il vuoto di un abbraccio che manca, o per nascondere la paura di restare un attimo in silenzio a chiederci come stiamo. Invece, il Natale più vero è quello “analogico”. È il calore di una tazza di tè in compagnia, è lo sguardo di un nonno che racconta la stessa storia per la decima volta, è quel momento di pace in cui ci accorgiamo che il regalo più prezioso non è quello che compriamo, ma il tempo che decidiamo di spendere con qualcuno.
In questo Natale da liceali, tra una versione e l’altra, proviamo a fare una rivoluzione gentile. Non smettiamo di farci i regali, perché è bello dare e ricevere, ma proviamo anche a scartare anche ciò che dietro l’immediata visione dei nostri occhi danneggia sia l’ambiente che le persone che producono i nostri regali che riceviamo. Cerchiamo di guardare oltre la vetrina luccicante e di trovare la poesia nelle piccole cose, come un messaggio scritto a mano, una passeggiata al freddo, il coraggio di dire “ti voglio bene” senza bisogno di un’etichetta col prezzo.
Perché alla fine, quando le luci si spegneranno e la carta regalo sarà diventata solo un mucchio di colori nel cestino, resterà solo quello che abbiamo saputo dare col cuore. E quella è l’unica cosa che non passa mai di moda.
Sara Manuello


